mercoledì 19 giugno 2019

UN CANE DI NOME BLANCA


Dato che è attualmente in distribuzione in edicola il volume che contiene tutta la serie, allego sotto l'introduzione che scrissi per la prima edizione italiana del manga Blanca di Jiro Taniguchi. Buona lettura,

Pare che i cani discendano dai lupi, ma sono ormai passati millenni da quando vagavano liberi nelle foreste. Da tempo immemore diventati mansueti, sono gli animali da compagnia per antonomasia, tanto da meritarsi la definizione di “migliori amici dell’uomo”.
Mentre scrivo queste righe Bill sonnecchia sdraiato dietro la mia sedia, su una coperta, vicino al caminetto acceso. Al piano di sopra, Napoleone preferisce il divano, indifferente ai suoni provenienti dal televisore. Sono, ovviamente, i miei due cani. Spesso li osservo. Guardandoli fissi cerco di cogliere nei loro occhi qualche bagliore della fierezza e della furia dei loro avi, ma in quelle sfere acquose non traspare nulla del genere. Tranquilli e un po’ annoiati si gustano i piccoli piaceri della vita: un buon sonno, il tepore della casa, l’attesa della cena. Tuttavia, convivo con dei cani da abbastanza tempo per non lasciarmi ingannare: quello che vedo è solo uno dei molteplici aspetti della loro natura. Portati nei boschi sono in grado di correre a perdifiato per delle ore, d’inverno possono resistere a temperature polari semplicemente arrotolandosi su se stessi, di fronte al pericolo sfoderano una dentatura temibile e uno sguardo che non promette nulla di buono. L’antico retaggio del lupo cova ancora dentro di loro, come la fiamma nella brace, pronto a riemergere nel momento della necessità e del pericolo.
La letteratura avventurosa ha saputo ben raccontare questa doppia anima del cane. Jack London, in particolare, l’ha dipinta a parole in romanzi immortali come “Zanna Bianca” e “Il Richiamo della foresta”. C’è molto di Buck, protagonista di “Il richiamo della foresta”, in Blanca. Entrambi si ritrovano sbalzati in un mondo nuovo e ostile, entrambi affrontano distese gelide e selvagge, in grado di resistere ai rigori del tempo e alla furia della natura, pronti a combattere gli esseri umani ma anche a difenderli a rischio della propria vita, quando li identificano come amici piuttosto che avversari. Anche questo fa parte della loro natura.
Jiro Taniguchi conosce bene i cani. Ha vissuto con loro e ha raccontato il profondo legame che si crea tra uomo e animale in quel piccolo capolavoro che è “Allevare un cane”. Ma, a suo stesso dire, tra i tantissimi manga realizzati in autonomia (senza uno sceneggiatore, cioè) è proprio “Blanca” la sua opera preferita. Forse perché dalle sue pagine la doppia anima canina, domestica e selvaggia al contempo, emerge appieno. Basta osservare un primo piano di Blanca, gettare uno sguardo fugace ai suoi occhi, per comprenderne il pensiero. Dolore, riconoscenza, fierezza, rabbia, ferocia sono tasselli di un complesso puzzle caratteriale che poco ha da invidiare a quello umano. Animale domestico suo malgrado restituito alla vita selvaggia, Blanca è capace di inaudita violenza come di struggenti gesti d’affetto. Al di là del suo straordinario addestramento, è un cane, semplicemente e meravigliosamente un cane. Non sarebbe giusto chiedergli nulla di più, attribuirgli nulla di meno. Vi lascio quindi alla lettura delle sue avventure, introducendole con le parole di Jack London: “Quella non era una vita oziosa, baciata dal sole, senza niente da fare se non passare il tempo e annoiarsi. Qui non c’era pace o riposo, né un attimo di respiro. Tutto era confusione e azione, e in ogni momento si rischiava la vita. Era assolutamente necessario stare sempre all’erta, perché quei cani e quegli uomini non erano cani e uomini di città. Erano dei selvaggi che non conoscevano altra legge che quella del bastone e della zanna."

PS
Gli appassionati di fumetti e gli amanti delle citazioni potranno divertirsi a rintracciare in questo volume di Blanca un paio di vignette nelle quali Jiro Taniguchi omaggia Vittorio Giardino. Il sensei giapponese, infatti, non ha mai fatto mistero dell’ammirazione nutrita nei confronti del noto artista italiano.

mercoledì 5 giugno 2019

SE I GATTI SCOMPARISSERO…


Non ho ancora avuto modo di leggere il romanzo (che è stato annunciato da Einaudi), ma ho avuto il piacere di visionare il film che ne è stato tratto e che sembra parecchio fedele allo scritto. Una pellicola semplice e scorrevole, ma davvero piacevole, che fornisce alcuni interessanti spunti di riflessione sulla vita e sulle relazioni. Per i più curiosi, del romanzo esiste anche una versione manga, purtroppo inedita in Italia, come il film. Vi lascio alla scheda dell'editore.

"Trent'anni, un impiego da postino, giorni solitari e un gatto a cui badare. Quando scopre di avere una malattia incurabile e poche settimane da vivere, il protagonista indugia sulla lista delle dieci cose da fare prima della fine. Ma presto avrà ben altri pensieri, perché il Diavolo... gli ha proposto un affare! Ogni giorno cedere qualcosa del mondo in cambio di ventiquattro ore di vita in piú. Il ragazzo accetta. Rinunciare a telefoni, orologi o film? Ma certo, in fondo si può fare a meno di quasi tutto. Se non fosse che per ogni oggetto c'è un ricordo. E che ogni patto con il Diavolo implica un distacco doloroso e cambia il corso della vita del protagonista e dei suoi cari. È per questo che quando Belzebú reclama l'esistenza dei gatti, il ragazzo esita: ventiquattro ore valgono davvero la perdita dell'affetto di un micino e di tutto quello che rappresenta per lui?"

venerdì 17 maggio 2019

L'OLMO E ALTRI RACCONTI


L'olmo e altri racconti è una collezione di racconti sulle persone. I suoi autori, in campi differenti, hanno dedicato buona parte della propria esistenza a tratteggiare vividi ritratti di persone. Vere o immaginarie poco importa, certo realistiche e profonde, ricche di sfaccettature come ogni persona.
Ryuichiro Utsumi con i suoi libri della serie Gente, Jiro Taniguchi con decine di manga, hanno trasformato in personaggi di fantasia persone realmente conosciute, oppure hanno così bene descritto personaggi inventati da farli sembrare veri.
L'unione di questi due talenti della narrativa, scritta e disegnata, non poteva dare che ottimi frutti. I fumetti contenuti in questa raccolta non sono che un tassello della vasta produzione di entrambi, eppure un tassello di grandissimo valore. Per il lettore occidentale, inoltre, si tratterà di un affascinante viaggio all'interno della società e della mentalità nipponica, molto differente dalla propria. Tutti i personaggi descritti in questa raccolta sono infatti giapponesi e il loro modo di pensare, le loro abitudini, le rigide regole di vita verranno messe a nudo un dettaglio dopo l'altro.
L'importanza della famiglia nella struttura sociale, per esempio, emerge chiara in diversi racconti. L'educazione dei figli, l'ereditarietà del lavoro di famiglia, la responsabilità nei confronti degli anziani sono tutte questioni prese molto seriamente da ogni giapponese, ma proprio questa estrema rigidità nell'applicare le regole sociali tende talvolta a renderele delle prigioni in cui l'individuo inconsapevolmente costringe sé stesso e gli altri. Così, il rapporto genitori e figli tende a diventare freddo e impersonale, i vecchi si sentono un peso inutile, i giovani devono rinunciare agli ideali in favore della sicurezza economica. Le regole sociali tendono insomma a soffocare quelle stesse persone che dovrebbero proteggere, in una continua lotta che vede contrapporsi le esigenze dell'individuo a quelle della collettività. Per ora, nella società nipponica, ha sempre vinto la collettività, imprimendo non poche ferite all'individuo. A fronte di un Paese efficiente e ordinato, praticamente privo di delinquenza, vi è stata una consistente restrizione delle libertà personali. Un prezzo molto alto da pagare. In questo volume, scavando dentro la monolitica società giapponese, scendendo nel dettaglio, ci si imbatte nuovamente nelle persone e tramite loro, le loro vittorie e le loro delusioni, forse capiremo meglio gli altri e noi stessi.

Il volume in questione è il terzo nella collana attualmente venduta in abbinamento al quotidiano Gazzetta dello Sport.

sabato 11 maggio 2019

CRONACA DI UN CAMBIAMENTO


La casa editrice O Barra O Edizioni ha appena dato alle stampe il libro "In Giappone. Cronaca di un cambiamento". Nell'attesa di trovare il tempo per leggerlo, allego la scheda dell'editore.

"Nel 1922, Albert Londres, leggenda del giornalismo d'inchiesta, si imbarca per l'Asia come inviato del quotidiano francese «Excelsior» per realizzare il più ambizioso dei suoi reportage. Prima tappa, il Giappone. In una serie di articoli dallo stile funambolico, ironico e a tratti irriverente, il grande cronista ci trasporta nelle strade, tra i templi, i giardini, le case da tè di Tokyo e Kyoto e i brulicanti paesaggi industriali di Osaka, ci introduce alla mentalità e alle usanze giapponesi e ci fa respirare le tensioni che accompagnano i primi passi dell'Impero del Sol levante sulla scena politica internazionale. Le folgoranti osservazioni contenute in queste pagine descrivono lo smarrimento e la fascinazione provati di fronte a un mondo "lontano" e "indecifrabile" e colgono con acutezza i passaggi chiave di un paese "in ebollizione" che, sotto la spinta di profonde trasformazioni sociali ed economiche, sta ponendo le basi per la nascita del moderno Giappone. Prefazione di Corrado Molteni."

IL RAGAZZO NOSTALGICO


"Nostalgic Boy" è un illustration book di recente pubblicazione contenente unicamente illustrazioni del giovane artista noto come Noeyebrow (con questo nome lo trovate anche su twitter). Il titolo è esplicativo dei contenuti. Si tratta di immagini di ragazzini dal taglio nostalgico (anche se a volte alle prese con strani oggetti tecnologici), immersi in contesti ludici o bucolici. Quasi polaroid di un tempo che fu, quello dell'infanzia, immortalato con un senso di malinconia. Colpisce soprattutto il sapiente uso della luce, calda e rassicurante, in particolare nelle immagini estive. Anche se non si è giapponesi, è facile immedesimarsi col personaggio quando sfoglia una rivista manga davanti a un negozio che vende ghiaccioli e qualche gioco di altri tempi. È il fanciullo in noi che chiede di tornare a vivere. In Italia il volume può essere acquistato presso fioridiciliegioadriana@gmail.com.




martedì 7 maggio 2019

QUESTA È L'ITALIA


Keiko Ichiguchi oltre a essere una persona squisita è una brava mangaka e, soprattutto, è in bilico tra due culture, quella giapponese (la sua cultura originaria) e quella italiana (vive a Bologna da decenni). Quindi, il suo nuovo manga, nel quale fornisce una personale visione del nostro Paese, si preannuncia come particolarmente interessante. Il volume ("mamma, questa è l'Italia", 176 pp, 15 euro) è stato annunciato dal suo editore, Kappalab. Nell'attesa di poterlo leggere, vi giro il comunicato della casa editrice.

"Keiko arriva in Italia dal Giappone con una valigia e la voglia di ricominciare. Non conosce nessuno, ma col tempo trova amici e un compagno per la vita. Le uniche difficoltà? Adattarsi alle idiosincrasie del nostro Bel Paese.
Come conciliare gli usi e costumi nipponici con quelli nostrani? E, soprattutto, come rassicurare una mamma giapponese davvero preoccupata del fatto che si possa vivere bene anche in Italia... quando è faticoso capire perfino le sue tante contraddizioni? Una commedia autobiografica raccontata attraverso vignette che si leggono come un diario intimo e familiare.
Con gli occhi imparziali di uno straniero, ma con un amore incondizionato per la nostra terra, Keiko Ichiguchi ci aiuta a scoprire i nostri pregi e difetti, i tic, le ossessioni e le nostre manie più curiose o imbarazzanti... viste dall’esterno.
Dopo aver rivelato agli italiani le vere facce del Giappone, Keiko racconta alla mamma la sua imprevedibile vita in Italia, con l’occhio di una vera giapponese DOC che vive nel Bel Paese fin dagli Anni Novanta, sposata con un disegnatore di fumetti bolognese."

mercoledì 24 aprile 2019

KATSUYA TERADA REAL SIZE


Talvolta originalità ed ecletticità possono essere uno svantaggio. Alla fine, a imporsi presso il pubblico internazionale sono gli artisti dal disegno un po' “leccato” e dalle storie per tutti (soprattutto per ragazzi), piuttosto che narratori controcorrente dal tratto vigoroso e personale. Se, poi, gli artisti in questione amano anche passare da un media all'altro, ponendo la propria fantasia e la propria matita al servizio dei manga come degli anime, dei videogiochi come degli illustration book, delle cover di libri come dei poster per magazine, allora l'impresa si fa ancora più ardua. Per questo, un fantasista come Katsuya Terada è noto, ma non famosissimo, in Giappone e quasi sconosciuto in Occidente. Nato il 7 dicembre 1963 a Tamano City, nella prefettura di Okayama, si è trasferito a Tokyo a soli 18 anni, per frequentare l'Asagaya College of Art & Design. Dopodiché, a partire da metà anni Ottanta, ha cominciato a partorire un numero impressionante di immagini per gli scopi più disparati. L'abbondanza della sua produzione è venuta alla luce col volume Zenbu (“Tutto”), dedicatogli nel 1999 dalla casa editrice Kodansha. L'elegante libro, contenuto in una custodia di cartone, raccoglie circa 300 illustrazioni dell'autore, a colori e in bianco e nero: copertine di riviste, immagini per romanzi e videogame, studi di personaggi, poster. Si va dal character design per videogame alle illustrazione per le cover dei romanzi di Joe R. Lansdale, mentre i temi oscillano dalla fantasy classica alla fantascienza, dall'horror all'erotico. L'iperrealismo del tratto spesso si stempera nell'ironia delle situazioni, cosa che avviene frequentemente nelle immagini a sfondo sessuale, in cui prevale il tema classico delle lolite. Molte delle sue ragazze, poi, sono giovani, giocose, simpaticamente ammiccanti, ma sempre esplosivamente sexy. In molte illustrazioni è evidente l'ammirazione per disegnatori come Moebius, Bilal, Liberatore, ma il risultato finale è del tutto personale e nipponico.
Terada si è cimentato anche coi manga, pere esempio con Saiyukiden Daienou, edito nel 1998 dalla Shueisha. Si tratta dell'ennessima interpretazione della storia cinese dello Scimmiotto (la stessa di Dragonball, per intenderci), ma trattata da un punto di vista estremamente personale, innovativo e ricco di provocazioni (lo Scimmiotto cerca Budda per ucciderlo), grazie alle forti dosi di violenza e agli spunti sadomaso, ai colori forti e incisivi, alle diverse tecniche pittoriche utilizzate.
I manga in bianco e nero arrivano invece con le storie del ciclo Rakuda ga warau (“Il cammello che ride”), raccolte nel 2003 dalla casa editrice Wanimagazine sul quarto numero della rivista/libro WaniPix. Storie hard boiled che ricordano il primo Metal Hurlant, con un bianco e nero di chiara matrice europea che bandisce completamente i retini per belle pennellate e abili tratteggi. Il protagonista, spesso immerso in bagni di sesso e violenza, è uno yakuza omosessuale che ama le donne (!).
Un'altra prova delle formidabile spinta creativa di Terada è data da un altro volume di immagini, Terada Katsuya Rakugaking, edito nel 2002 dalla casa editrice Aspect. Questo parallelepipedo di carta è formato da mille pagine, contenenti ognuna almeno un disegno, anzi un rakuga, uno scarabocchio, uno schizzo, un disegno non utilizzato, un'illustrazione rimasta in un cassetto. Migliaia di immagini si susseguono quindi senza testo, spesso fortamente influenzate da Moebius, ma in alcuni disegni sembra emergere Munoz, mentre in altri schizzi pare addirittura di intravedere la ligne claire. Ma, infine, a prevalere è sempre lui, Katsuya Terada, il Rakugaking, col suo disegno ricchissimo di tratti, i suoi personaggi folli, le sue donne carnose, i demoni spaventosi. E così Katsuya Terada si conferma come uno degli artisti più prepotentemente visionari dell'attuale panorama nipponico, in grado di padroneggiare sia il colore che il bianco e nero, dotato di una forza interiore, violenta e irrefrenabile, che si ciba di tutto ciò che ha intorno per trasformarlo in nuovi immagini, nuovi sogni, nuovi incubi.
In Giappone è appena uscito un nuovo volume di illustrazioni dal titolo Katsuya Terada Real Side, ennesima dimostrazione del suo straordinario talento artistico. Il libro raccoglie solo le immagini realizzate da Terada nel corso di eventi durante i quali disegna in diretta. Che si tratti piccole immagini su un block notes o di enormi visioni disegnate direttamente su pareti, l’artista gli dà forma senza alcuno schizzo preparatorio, senza una bozza, un layout, quasi uscissero magicamente dalla testa e prendessero forma autonomamente. Immagini futuristiche, oniriche, affascinanti e inquietanti al medesimo tempo, nelle quali volti di bellissime fanciulle si fondono con corpi tentacolari, strumenti tecnologici, carne e metallo. Figure che non sembrano avere un principio e una fine, sufficienti a sé stesse, pronte a librarsi nel vuoto, come in assenza di gravità. Profeta di un futuro dove organico e inorganico non sono poi così distinti, Terada insiste nel rendere reale, o perlomeno credibile, l’irreale. “Visionario” continua a essere l’aggettivo più adatto per il suo lavoro. Il Real Size del titolo si riferisce al fatto che i disegni vengono proposti nel loro formato reale. Quando questo non è possibile (alcuni sono alti un paio di metri) vengono proposti per intero in scala 1:16 e “spezzati” in dettagli in scala 1:1.
In Italia il volume può essere acquistato da fioridiciliegioadriana@gmail.com.






martedì 23 aprile 2019

NON È TUTTO ORO…



Lo confesso, ho le mie colpe. Oltre 25 anni fa, quando ho cominciato a occuparmi professionalmente di Giappone (selezionando manga per l’Italia, scrivendo articoli e libri sul fumetto e sul Giappone, ecc.) ho contribuito alla diffusione della cultura pop giapponese nel nostro Paese, e alla visione affascinante dello stesso che col tempo si è imposta nel nostro immaginario. Non rinnego nulla e, ancora oggi, per il me il Giappone resta un’inesauribile fonte di meraviglie, soprattutto iconografiche. Tuttavia, non ho mai nascosto che non è tutto oro quello che luccica e che il Giappone, come ogni altra nazione al mondo, ha le sue zone grigie. Tanto per fare qualche esempio, una società troppo rigida, la scarsa considerazione del mondo animale (vedi caccia alle balene), una gestione eticamente debole della giustizia (come un utilizzo discutibile della pena di morte), ecc. ecc. Per questo provo un certo fastidio di fronte a quei libri che oggi lo dipingono come una sorta di eden, il luogo ideale dove tutto è perfetto. Si tratta di una visione superficiale, favolistica e commerciale di una società e di una cultura ben più complesse e non prive di elementi negativi. Per questo ho molto apprezzato il volume della collana Passenger dedicato al Giappone. Una raccolta di brevi saggi – interessanti, scorrevoli, ben scritti – che non teme di inoltrarsi in quelle zone grigie che i più preferiscono ignorare. Così Jake Adelstein ci racconta di una setta scintoista che vorrebbe riportare il Giappone ai tempi gloriosi del passato, con un esercito in grado di oltrepassare i propri confini e le donne relegate al loro ruolo di madri e casalinghe. Léna Mauger, invece, svela il fenomeno degli evaporati, i giapponesi che svaniscono letteralmente, lasciando la famiglia e facendo perdere ogni traccia di sé perché hanno perso il lavoro, sono pieni di debiti, si considerano un peso per gli altri (che in effetti fanno poco per ritrovarli). Splendido l’intervento di Brian Phillips, “Vivere da giapponesi”, che parte dal Sumo per comprendere meglio la società e intraprende un viaggio (anche nel tempo) che lo porta al suicidio dello scrittore Yukio Mishima e alle sue velleità di scuotere il Giappone con un parodistico e fallimentare colpo di stato. Insomma, una pletora di spunti, di informazioni, di approfondimenti, che tesse una fitta ragnatela certamente incompleta ma sicuramente più vasta e articolata di quanto fatto da molti altri volumi. Una nota positiva anche per la grafica, pulita, piacevole e ricca di fotografie. Se siete veramente interessati a conoscere il Giappone, e non solo le sue rappresentazioni folcloristiche e stravaganti, questo volume fa per voi.



LA SCHEDA
Titolo: Giappone
Collana: The Passenger
Editore: Iperborea
numero pagine: 192
Prezzo: 19,50 euro

lunedì 22 aprile 2019

TANIGUCHI IN EDICOLA


Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport hanno annunciato (prima uscita 27 aprile) una collana di volumi interamente dedicati al mangaka Jiro Taniguchi (1947 - 2017), autore che per la prima volta approda nelle nostre edicole dopo circa due decenni di presenza nelle librerie.
Ho incontrato per la prima volta Jiro Taniguchi nel 1996, se non sbaglio era novembre, nel corso del mio primo viaggio a Tokyo.
All'epoca, in Italia, nessuno sapeva niente di questo autore, anche se un suo volume (o meglio metà di esso) era già stato pubblicato, ma era passato del tutto inosservato. Si trattava di Hotel Harbour View. Io stesso non avevo un quadro completo delle sue opere e non era stato Hotel Harbour View a colpirmi, bensì un manga molto più "semplice" e intimista, dal titolo Aruko Hito ("L'uomo che cammina"), trovato presso lo stand della Kodansha a una Fiera del Libro di Bologna. Potete immaginare la perplessità della casa editrice Kodansha di fronte a una mia richiesta (all'epoca giornalista assolutamente sconosciuto a qualsiasi editore nipponico) di intervistare Taniguchi. Evidentemente la curiosità e la passione che mi avevano spinto fino a quel lontano Paese (accompagnate da una certa sfrontatezza) devono aver colpito gli affabili redattori del settimanale Morning, che in pochi giorni organizzarono un incontro con l'autore. In una rumorosa caffetteria di Tokyo mi ritrovai quindi faccia a faccia con questo signore di cinquant'anni (era nato il 14 agosto 1947), di piccola statura, con un bel paio di baffi e dei capelli insolitamente lunghi per un giapponese. Ricordo ancora che mi fece l'impressione di un tranquillo signore inglese. Taniguchi inconsapevolmente mi fece un gran regalo, estrasse da una grande cartella che aveva con sé due enormi tavole ancora a matita: erano le prime pagine (con una spettacolare veduta di Tokyo dall'alto) della storia che stava disegnando su testi di Moebius: Icar. Io ero la prima persona al mondo a vedere quelle tavole, che non erano ancora state visionate nemmeno da Moebius e dalla redazione di Morning. Un primo incontro fruttuosissimo in cui tra l'altro Taniguchi confermò la sua passione per alcuni autori europei, «mi piacciono i fumetti di Attilio Micheluzzi, amo il disegno di Vittorio Giardino, conosco i lavori di Silvio Cadelo…», affermò col suo consueto fare tranquillo.
Di acqua ne è passata sotto i ponti e oggi, per quanto poco noto al grande pubblico, Taniguchi è molto apprezzato dagli appassionati di fumetti, anche italiani, dopo, inutile nasconderlo, una forte difficoltà iniziale incontrata per farlo apprezzare e pubblicare dagli editori nostrani. Ricordo la sua felicità quando un suo volume, proprio L’uomo che cammina, venne inserito nella collana di fumetti edita come allegato da La Repubblica (la prima collana di questo genere, che ha aperto la strada a tutte le altre). Lui, unico autore giapponese, si trovava in mezzo ai più grandi artisti di tutto il mondo. Ecco, mi spiace solo questo, che non possa vedere questa collana a lui interamente dedicata, dimostrazione che quel precedente con La Repubblica non fu solo un caso e che rientra a pieno merito tra quei grandi che tanto stimava. Ciao, Jiro, ci vediamo nei tuoi fumetti.

venerdì 22 marzo 2019

FANTASCIENTIFICHE FANCIULLE


A dire il vero so poco o nulla di questo garekinosima (pseudonimo?), un artista giapponese (lo trovate su twitter proprio come @garekinosima) che si diletta nella realizzazione di garage kit, modellini autoprodotti, e dojinshi, le fantine giapponesi. Certo è che risulta dotato di un tratto morbido e piacevole, ispirato agli anime, i cartoni animati giapponesi. Inoltre, ama reinterpretare personaggi e serie di Leiji Matsumoto (Capitan Harlock, Emeraldas, ecc.) e in particolare la caratteristica tecnologia fantascientifica del maestro giapponese, come i particolari schermi circolari e le armi laser dalle lunghe canne e dal sofisticato design. Infine, garekinosima ha una predilezione per i personaggi femminili, protagonisti quasi assoluti delle sue coloratissime illustrazioni fantascientifiche. In particolare la fanciulla Light Speed Esper's Girl. le cui immagini sono reperibili in rete, o in albi di poche pagine che l'autore si stampa da solo sotto forma di fotocopie: una scelta vintage che ben si sposa con la sua fantascienza anni Settanta. In Italia le dojinshi possono essere richieste a fioridiciliegioadriana@gmail.com.