domenica 2 febbraio 2020

ILLUSTRATION 2020


Ogni fine anno fa capolino nelle librerie giapponesi un corposo volume (oltre 300 pagine) dedicato agli illustratori nipponici. Si tratta di una sorta di campionario dei migliori artisti locali, un caleidoscopio di immagini che unite forniscono un quadro – magari incompleto, ma significativo – del mondo dell'illustrazione. Oltre cento artisti vengono rappresentati con un paio di illustrazioni ognuno e indirizzi di riferimento per trovarli in rete (sito, twitter, mail, ecc.). Una sorta di bibbia per amanti delle immagini e per professionisti del settore, che possono così scoprire nuovi talenti. In Italia il volume del 2020 può essere richiesto a fioridiciliegioadriana@gmail.com.






sabato 25 gennaio 2020

JOJOnicle - L'arte di Araki


Mangaka dalle lontane parentele italiane, Hirohiko Araki nasce a Sendai, in Giappone, il 7 giugno 1960. Dopo aver frequentato la Sendai Design School esordisce professionalmente sul settimanale Shonen Jump della casa editrice Shueisha con la storia Armed Poker, che riceve la nomination per il Tezuka Award. Segue Mashonen bee tee (“Il ragazzo diavolo”) e, nel 1984, l'horrorifico Baoh Raihoosha (in Italia Baoh), suo primo manga tradotto in Usa e Italia. Conclusosi Baoh, Araki realizza JoJo no kimiyona boken (o The Strange Adventures of JoJo, in Italia: Le bizzarre avventure di JoJo) pubblicato sempre su Shonen Jump e tuttora in corso di svolgimento. Mostrando una particolare predilezione per le trame cupe e fantastiche, Araki costruisce storie suggestive e ricche di azione, a cui il suo tratto pesante ben si adatta, realizzando vignette e tavole in cui i corpi tesi e deformati dei personaggi, dai muscoli ingigantiti, comunicano cinematicità e potenza. Nonostante una certa discontinuità a livello qualitativo, soprattutto grafico, la produzione di Araki si fa comunque apprezzare grazie a trovate originali e a una lenta, ma continua crescita artistica.
Sua serie più nota resta Jojo, cui è dedicato il volume di cui si parla in questo post. Ne è protagonista Jonathan Joestar, appartenente a una nobile casata inglese di fine Ottocento. Un giorno la famiglia adotta Dio Brando, un ragazzo che oltre a portare un nome decisamente inusuale si rivela essere dotato di facoltà soprannaturali e un mascalzone di prima grandezza, tanto ambizioso e spietato da arrivare all'omicidio del proprio genitore adottivo. I poteri di Brando derivano dai un’antica maschera azteca custodita proprio dai Joestar, e spingono il fratellastro Jonathan a combatterlo per il resto dei suoi giorni. Ne segue una lotta che si tramanda di generazione in generazione, mescolando combattimenti e misteri, mitologia e orrore. 
Le bizzarre avventure di Jojo è quindi una lunghissima saga che si dipana nel tempo, narrando le fantastiche e tenebrose avventure dei componenti della famiglia Joestar il cui nome proprio inizia per Jo (da cui il titolo JoJo) contro il temibilissimo avversario. Davvero originale il disegno che dà forma alle vicende, cupo e opprimente ma anche affascinante e gommoso, ricco di inquadrature inusuali e di corpi che assumono pose improbabili e incredibili. Di contorno, cerature fantastiche, paesaggi esotici, costumi appariscenti, in un continuo crescendo di trovate grafiche e narrative che hanno permesso al manga di rimanere sulla breccia per parecchi anni, dando vita a più serie con titoli differenti (come Steel Ball Run). Il volume JOJOnicle è incentrato sulle mostre (Tokyo, Osaka, Parigi) dedicate alla serie, ospitando foto delle stesse, foto delle città ospitanti, intervista ad Araki e, soprattutto, moltissime illustrazioni della serie. Si aggiungono molte riproduzioni in b/n delle tavole (purtroppo di piccole dimensioni rispetto alle illustrazioni), che completano il quadro grafico di questo importante manga.
In Italia il volume può essere richiesto a fioridiciliegioadriana@gmail.com.




©Hirohiko Araki/Shueisha, Inc.

mercoledì 22 gennaio 2020

BABYSAN


Dopo la Seconda Guerra Mondiale, con i militari americani stanziati nei maggiori porti e nelle principali città giapponesi, gli intescambi culturali tra Usa e Giappone si intensificano e il disegno si dimostra un ottimo veicolatore di contenuti. I manga, per esempio, vengono utilizzati per creare manuali di conversazione utili a entrambe le parti. Qualche marmittone a stelle e strisce abile con la matita si diverte invece a immortalare il proprio periodo di leva, nonché gli usi e costumi degli indigeni. Il marinaio Bill Hume realizza molte vignette incentrate sulle fanciulle giapponesi, o Babysan, irresistibili attrazioni per i suoi commilitoni. Tratteggiando le caste bellezze giapponesi, Hume ne sottolinea anche i comportamenti e le tradizioni culturali, dando vita a una sorta di personale guida al Giappone. Molte di queste immagini vengono raccolte in volume, ovviamente dal titolo Babysan, nel 1951 dalla casa editrice nipponica Kasuga Boeki, che valorizza il tratto pulito e plastico del disegnatore e affianca a ogni vignetta un breve testo in inglese.


giovedì 26 dicembre 2019

UN GIALLISTA GIAPPONESE


Edogawa Rampo (1894-1965), apprezzatissimo dai propri connazionali, è considerato l'iniziatore del mistery in Giappone. Il suo vero nome è Hirai Taro, ed è un grande ammiratore di Edgar Allan Poe, da cui trae il suo pseudonimo, che non è altro che la trasposizione fonetica del nome dello scrittore inglese. Rampo è il primo giapponese a cimentarsi con la moderna detective story, evitando di “copiare” opere occidentali.
Gli anni Venti sono considerati l’età dell’oro del giallo giapponese, ed è proprio in quel periodo che viene fondata la rivista Shinseinen (1920-1950), dedicata al poliziesco, all’horror, ai romanzi d’avventura. È sulle sue pagine che viene pubblicato a puntate il romanzo Nisen dōka (La moneta da due sen) di Edogawa Ranpō, considerato il primo giallo indigeno.
Il romanzo più famoso di Rampo, però, è La belva nell’ombra, vede la luce nel 1928, e tra le sue pagine risalta la passione dell’autore per le detective story occidentali, ma anche per i racconti macabri, grazie a una trama gialla che si mescola con atmosfere da brivido. Una donna in pericolo, perseguitata dalle minacce di un autore di libri polizieschi chiede l'aiuto di un altro scrittore per trarsi in salvo. Rampo realizza un romanzo scorrevole in cui scoprire chi è l'assassino e qual è il suo movente diventa una sfida anche per il lettore, coinvolto dai ragionamenti deduttivi del detective/scrittore.

domenica 27 ottobre 2019

NELL'ANTICO GIAPPONE

 

Meglio non fidarsi del grottesco kappa, verde esserino dal corpo simile a quello di una rana, poiché assai propenso agli scherzi, inclusi quelli pericolosi o di cattivo gusto. Ma bisogna prestare attenzione anche all'affascinante tengu, alla bellissima yukionna, e all'ingannevole e ambiguo konakijiji. Di fronte ai terribili oni, poi, la soluzione migliore è fuggire a gambe levate. Questi esseri in Giappone sono noti come ayakashi o mononoke, ma soprattutto come yokai. Yokai può essere tradotto come “mistero inquietante”, si tratta di creature differenti dagli esseri umani e dagli animali, sorta di via di mezzo tra questi due mondi, dall’aspetto e dai comportamenti bizzarri.
In Occidente, in mancanza di un corrispettivo, la parola yokai viene spesso tradotta come "mostro" o "fantasma", tuttavia queste fantastiche creature vantano una natura assai differente da quella dei mostri europei. Inoltre, per quanto mostruosi, gli yokai sono talmente radicati nella cultura popolare da diventare talvolta persino simpatici, sorta di “pupazzetti” protagonisti di racconti di ogni tipo, inclusi manga e anime, i fumetti e i cartoni animati giapponesi. La loro origine, comunque, resta abbastanza spaventosa, come la maggior parte dei racconti che li vede protagonisti.
L’italiana Elisa Menini ha scelto di fare proprio quell’universo fantastico di storie e personaggi suggestivi e di raccontarli tramite immagini, sotto forma di fumetti insomma. Nel farlo ha scelto anche di abbracciare l’immaginario grafico del Giappone, pur reinterpretandolo in una chiave moderna e personale. Basta uno sguardo alla prima tavola della prima storia della raccolta Nippon Floklore per rimanere incantati di fronte alla forza evocativa del suo disegno, immersi in un paesaggio dai colori che sanno di antico e carico di elementi iconografici che immediatamente rimandano al Giappone tradizionale, bucolico, feudale, iconico. Il monte Fuji, il sole, la vegetazione, forme stilizzate eppure ricchissime graficamente e narrativamente. Elisa sposa l’immaginario grafico delle stampe ukiyo-e. Con questo nome, che letteralmente significa “immagini del mondo fluttuante”, si definisce una particolare tecnica xilografica basata sulla riproduzione di un’immagine su apposite tavolette di legno di ciliegio; queste ultime venivano incise dall’artista in modo da lasciare in rilievo solo le parti che compongono l’immagine finale, per realizzare la quale sono necessarie tante tavole quanti sono i colori da impiegarsi nella stampa. Le stampe ukiyo-e nascono nel diciassettesimo secolo, ma all’epoca sono monocromatiche o colorate a mano, mentre un centinaio di anni dopo, grazie al perfezionamento delle tecniche xilografiche, divengono policromatiche. Artisti come Hokusai e Hiroshige, famosissimi in Giappone sono ancora oggi fonti di ispirazione per i mangaka (gli autori di fumetti) e ormai popolari anche in occidente. La nostra fumettista ovviamente non utilizza le antiche tecniche della xilografia, ma punta a risultati simili, quantomeno altrettanto evocativi. E anche le pose dei personaggi, con le gambe incrociate, gli occhi sgranati, gli atteggiamenti esasperati sono in qualche modo figlie di una scuola grafica lontana nel tempo e nello spazio. I principali protagonisti, come dicevamo, sono yokai, creature fantastiche, animali dotati di parola e speciali caratteristiche, come un gatto a due code, una volpe in grado di trasformarsi, un granchio vendicativo. Non mancano però i personaggi umani, come il contadino pigro ma furbo, l’ubriacone avventato e via dicendo. Popolani che incrociano le proprie strade con quelle delle creature fantastiche, alle prese con un mondo naturale affascinante ma al tempo stesso pericoloso. A volte le storie contengono una morale, come potrebbe essere nelle fiabe dei fratelli Grimm o in quella della saggezza contadina, ma nella maggior parte dei casi si limitano, se questo è limitarsi, a stupire e divertire. Elisa Menini punta molto sull’aspetto grafico, le sue tavole di grande formato contengono poche vignette, talvolta solo una, per dare ampio respiro a curate composizioni dove il dettaglio riceve la medesima attenzione dell’insieme, in cui ogni elemento è perfetto in sé e armonioso nel complesso. Se proprio vogliamo trovare un difetto a un lavoro tanto curato è il non essersi spinti oltre anche nell’uso dei termini: gli orchi in Giappone si chiamano Oni e le polpette di riso in realtà sono onigiri. Valutando l’edizione del volume, non si può che elogiarne le grandi dimensioni, la qualità di carta e stampa e la bella grafica, ma allo stesso tempo non si può fare a meno di notare la mancanza di una introduzione che spieghi le connessioni con l’arte giapponese e di una biografia dell’autrice. Ai tempi di internet gli editori spesso demandano ai lettori il compito di trovare tali informazioni in rete, ma se i primi mettono tanta cura in un’edizione cartacea, e i secondi dimostrano di apprezzare la tangibilità dell’opera, perché privarla di una delle sue componenti? In ogni caso, Nippon Folklore resta un volume splendido, da leggere come un fumetto e da ammirare come una raccolta di stampe ukiyo-e. 


LA SCHEDA
Elisa Menini (testi e disegni)
Nippon Folklore leggende e miti dal Sol Levante
Oblomov
pp. 128, euro 20,00

martedì 3 settembre 2019

SPLENDIDI SFONDI


Per quanto avvezzi all’abilità degli illustratori giapponesi quando si tratta di dare forma agli scenari degli anime, non si può evitare di rimanere incantati di fronte alla forza evocativa degli sfondi di Children of the Sea. Nata nel 2007 come manga di Daisuke Igarashi, questa serie dai risvolti naturalistici nel 2019 ha dato vita a un film in animazione. È proprio per quel lungometraggio che sono state realizzate centinaia di immagini ora raccolte nel volume Children of the Sea Artbook. Decine e decine di illustrazioni di ambienti, case, strade, fondali marini, che appiaono più vividi e comunicativi di fotografie, sicuramente più melanconiche e suggestive. Pare quasi di trovarsi a camminare tra vie periferiche di Tokyo, con i suoi edifici in legno e i fiori e le piante che spuntano da ogni angolo. Oppure di sentire la brezza salmastra del mare che ci accarezza il viso. Un caleidoscopio di immagini in grado di trasportarci in altri luoghi.


domenica 25 agosto 2019

DAITO'S ART BOOK


Non sono un amante delle armi (il contrario), ma mi incuriosisce questo volume che accosta malinconiche adolescenti in divisa scolastica a pistole e fucili moderni e dettagliati, così come a graziosi animaletti. L'effetto finale è un po' straniante, ma la tecnica risulta ineccepibile. L'autore è Daito, specialista in questo strano sottogenere delle "ragazze pesentamente armate" che vanta diversi artista e appassionati in Giappone. Una sorta di perdita dell'innocenza con risvolti spiazzanti, in grado di mettere a disagio chi guarda pur attirandone lo sguardo.
 




mercoledì 19 giugno 2019

UN CANE DI NOME BLANCA


Dato che è attualmente in distribuzione in edicola il volume che contiene tutta la serie, allego sotto l'introduzione che scrissi per la prima edizione italiana del manga Blanca di Jiro Taniguchi. Buona lettura,

Pare che i cani discendano dai lupi, ma sono ormai passati millenni da quando vagavano liberi nelle foreste. Da tempo immemore diventati mansueti, sono gli animali da compagnia per antonomasia, tanto da meritarsi la definizione di “migliori amici dell’uomo”.
Mentre scrivo queste righe Bill sonnecchia sdraiato dietro la mia sedia, su una coperta, vicino al caminetto acceso. Al piano di sopra, Napoleone preferisce il divano, indifferente ai suoni provenienti dal televisore. Sono, ovviamente, i miei due cani. Spesso li osservo. Guardandoli fissi cerco di cogliere nei loro occhi qualche bagliore della fierezza e della furia dei loro avi, ma in quelle sfere acquose non traspare nulla del genere. Tranquilli e un po’ annoiati si gustano i piccoli piaceri della vita: un buon sonno, il tepore della casa, l’attesa della cena. Tuttavia, convivo con dei cani da abbastanza tempo per non lasciarmi ingannare: quello che vedo è solo uno dei molteplici aspetti della loro natura. Portati nei boschi sono in grado di correre a perdifiato per delle ore, d’inverno possono resistere a temperature polari semplicemente arrotolandosi su se stessi, di fronte al pericolo sfoderano una dentatura temibile e uno sguardo che non promette nulla di buono. L’antico retaggio del lupo cova ancora dentro di loro, come la fiamma nella brace, pronto a riemergere nel momento della necessità e del pericolo.
La letteratura avventurosa ha saputo ben raccontare questa doppia anima del cane. Jack London, in particolare, l’ha dipinta a parole in romanzi immortali come “Zanna Bianca” e “Il Richiamo della foresta”. C’è molto di Buck, protagonista di “Il richiamo della foresta”, in Blanca. Entrambi si ritrovano sbalzati in un mondo nuovo e ostile, entrambi affrontano distese gelide e selvagge, in grado di resistere ai rigori del tempo e alla furia della natura, pronti a combattere gli esseri umani ma anche a difenderli a rischio della propria vita, quando li identificano come amici piuttosto che avversari. Anche questo fa parte della loro natura.
Jiro Taniguchi conosce bene i cani. Ha vissuto con loro e ha raccontato il profondo legame che si crea tra uomo e animale in quel piccolo capolavoro che è “Allevare un cane”. Ma, a suo stesso dire, tra i tantissimi manga realizzati in autonomia (senza uno sceneggiatore, cioè) è proprio “Blanca” la sua opera preferita. Forse perché dalle sue pagine la doppia anima canina, domestica e selvaggia al contempo, emerge appieno. Basta osservare un primo piano di Blanca, gettare uno sguardo fugace ai suoi occhi, per comprenderne il pensiero. Dolore, riconoscenza, fierezza, rabbia, ferocia sono tasselli di un complesso puzzle caratteriale che poco ha da invidiare a quello umano. Animale domestico suo malgrado restituito alla vita selvaggia, Blanca è capace di inaudita violenza come di struggenti gesti d’affetto. Al di là del suo straordinario addestramento, è un cane, semplicemente e meravigliosamente un cane. Non sarebbe giusto chiedergli nulla di più, attribuirgli nulla di meno. Vi lascio quindi alla lettura delle sue avventure, introducendole con le parole di Jack London: “Quella non era una vita oziosa, baciata dal sole, senza niente da fare se non passare il tempo e annoiarsi. Qui non c’era pace o riposo, né un attimo di respiro. Tutto era confusione e azione, e in ogni momento si rischiava la vita. Era assolutamente necessario stare sempre all’erta, perché quei cani e quegli uomini non erano cani e uomini di città. Erano dei selvaggi che non conoscevano altra legge che quella del bastone e della zanna."

PS
Gli appassionati di fumetti e gli amanti delle citazioni potranno divertirsi a rintracciare in questo volume di Blanca un paio di vignette nelle quali Jiro Taniguchi omaggia Vittorio Giardino. Il sensei giapponese, infatti, non ha mai fatto mistero dell’ammirazione nutrita nei confronti del noto artista italiano.

mercoledì 5 giugno 2019

SE I GATTI SCOMPARISSERO…


Non ho ancora avuto modo di leggere il romanzo (che è stato annunciato da Einaudi), ma ho avuto il piacere di visionare il film che ne è stato tratto e che sembra parecchio fedele allo scritto. Una pellicola semplice e scorrevole, ma davvero piacevole, che fornisce alcuni interessanti spunti di riflessione sulla vita e sulle relazioni. Per i più curiosi, del romanzo esiste anche una versione manga, purtroppo inedita in Italia, come il film. Vi lascio alla scheda dell'editore.

"Trent'anni, un impiego da postino, giorni solitari e un gatto a cui badare. Quando scopre di avere una malattia incurabile e poche settimane da vivere, il protagonista indugia sulla lista delle dieci cose da fare prima della fine. Ma presto avrà ben altri pensieri, perché il Diavolo... gli ha proposto un affare! Ogni giorno cedere qualcosa del mondo in cambio di ventiquattro ore di vita in piú. Il ragazzo accetta. Rinunciare a telefoni, orologi o film? Ma certo, in fondo si può fare a meno di quasi tutto. Se non fosse che per ogni oggetto c'è un ricordo. E che ogni patto con il Diavolo implica un distacco doloroso e cambia il corso della vita del protagonista e dei suoi cari. È per questo che quando Belzebú reclama l'esistenza dei gatti, il ragazzo esita: ventiquattro ore valgono davvero la perdita dell'affetto di un micino e di tutto quello che rappresenta per lui?"

venerdì 17 maggio 2019

L'OLMO E ALTRI RACCONTI


L'olmo e altri racconti è una collezione di racconti sulle persone. I suoi autori, in campi differenti, hanno dedicato buona parte della propria esistenza a tratteggiare vividi ritratti di persone. Vere o immaginarie poco importa, certo realistiche e profonde, ricche di sfaccettature come ogni persona.
Ryuichiro Utsumi con i suoi libri della serie Gente, Jiro Taniguchi con decine di manga, hanno trasformato in personaggi di fantasia persone realmente conosciute, oppure hanno così bene descritto personaggi inventati da farli sembrare veri.
L'unione di questi due talenti della narrativa, scritta e disegnata, non poteva dare che ottimi frutti. I fumetti contenuti in questa raccolta non sono che un tassello della vasta produzione di entrambi, eppure un tassello di grandissimo valore. Per il lettore occidentale, inoltre, si tratterà di un affascinante viaggio all'interno della società e della mentalità nipponica, molto differente dalla propria. Tutti i personaggi descritti in questa raccolta sono infatti giapponesi e il loro modo di pensare, le loro abitudini, le rigide regole di vita verranno messe a nudo un dettaglio dopo l'altro.
L'importanza della famiglia nella struttura sociale, per esempio, emerge chiara in diversi racconti. L'educazione dei figli, l'ereditarietà del lavoro di famiglia, la responsabilità nei confronti degli anziani sono tutte questioni prese molto seriamente da ogni giapponese, ma proprio questa estrema rigidità nell'applicare le regole sociali tende talvolta a renderele delle prigioni in cui l'individuo inconsapevolmente costringe sé stesso e gli altri. Così, il rapporto genitori e figli tende a diventare freddo e impersonale, i vecchi si sentono un peso inutile, i giovani devono rinunciare agli ideali in favore della sicurezza economica. Le regole sociali tendono insomma a soffocare quelle stesse persone che dovrebbero proteggere, in una continua lotta che vede contrapporsi le esigenze dell'individuo a quelle della collettività. Per ora, nella società nipponica, ha sempre vinto la collettività, imprimendo non poche ferite all'individuo. A fronte di un Paese efficiente e ordinato, praticamente privo di delinquenza, vi è stata una consistente restrizione delle libertà personali. Un prezzo molto alto da pagare. In questo volume, scavando dentro la monolitica società giapponese, scendendo nel dettaglio, ci si imbatte nuovamente nelle persone e tramite loro, le loro vittorie e le loro delusioni, forse capiremo meglio gli altri e noi stessi.

Il volume in questione è il terzo nella collana attualmente venduta in abbinamento al quotidiano Gazzetta dello Sport.