mercoledì 6 febbraio 2019

MADE IN JAPAN


Dare vita a un'antologia a fumetti è impresa più complessa di quanto non sembri. È necessario trovare un solido filo conduttore, amalgamarvi attorno un gruppo di autori molto differenti tra loro per stile ma equilibrati nel complesso, realizzare storie brevi senza essere banali e soprattutto senza cedere alla tentazione di renderle solamente uno spettacolo visivo. Made in Japan riesce a far convivere ognuno di questi tasselli in un puzzle perfettamente riuscito. Sedici autori, otto francesi e otto giapponesi, recatisi in differenti località dell'arcipelago nipponico debbono fissare sulla carta emozioni, dettagli, impressioni su ciò che sta intorno a loro. Lo fanno molto bene, in piena libertà, ognuno con una sensibilità, una narrazione, un disegno personalissimi. Mentre quelli nipponici appaiono più legati alla tradizione, al Giappone classico con i suoi dettagli affascinati e le sue leggende misteriose, gli occidentali paiono incantati e frastornati dalla sua modernità e dalla differente mentalità locale. Il risultato finale, che si legge avidamente, è un caleidoscopio di immagini e imput che provoca un irrefrenabile desiderio di prendere il primo aereo diretto in Giappone, per vivere di persona quanto assaporato attraverso il filtro creativo degli artisti. Il volume è uscito diversi anni fa (nel 2007), ma se riuscite a trovarlo in qualche libreria, o sulle bancarelle dell'usato, non fatevelo sfuggire..

AA.VV., Made in Japan, Coconino, 16,00 EURO



giovedì 31 gennaio 2019

GADGET PER RAGAZZINE


I Furoku sono piccoli gadget allegati alle riviste di manga e ai magazine sugli anime. Dai pupazzetti di plastica, agli oggetti di carta (buste, scatoline, ecc.), sono regalini indirizzati ai lettori e utili per promuovere le serie. Non possono essere comprati separatamente dalle riviste, a meno che non li si trovi nel mercato dell’usato. Sono presenti soprattutto all'interno delle riviste per bambini e in quelle per ragazzine. Questo libro fornisce un'ampia carrellata, di immagini come di informazioni, sui furoku allegati nel corso degli anni alla rivista Ribon (della casa editrice Shueisha, su cui sono stati pubblicati anche Gokinjo Monogatari, Gals, Fancy Lala). In appendice sono presenti anche alcuni furoku del passato, papercraft da assemblare per tornare fanciulle. In Italia il libro può essere acquistato da fioridiciliegioadriana@gmail.com.




mercoledì 30 gennaio 2019

GHOST IN THE SHELL


“Mi infastidisce una visione banale del futuro come prospettiva luminosa, ma allo stesso tempo non credo che debba obbligatoriamente essere cupo. Quanto luminosa o cupa diventerà la nostra società dipenderà solo dalle persone, non dalla scienza.” Con queste parole Shirow Masamune fornisce una sorta di introduzione alla sua opera più famosa, quel Ghost in the Shell intriso di scienza e filosofia che si candida come il più complesso fumetto di genere cyberpunk mai realizzato. Nel mondo del futuro prossimo scienza e tecnologia hanno fatto passi da gigante, la maggior parte delle persone sono collegate in rete grazie a impianti installati nei loro cervelli, acquisendo in questo modo capacità vicine a quelle dei computer, tanto da essere chiamati cybercervelli. Ma anche in presenza di tali prodigi i difetti del genere umano restano i medesimi, portando criminali e terroristi a fare cattivo uso di mezzi e tecniche sempre più sofisticate. A contrastarli pensano speciali forze di polizia.
Il titolo originale del manga di Shirow Masamune è Kokaku Kidotai (“Squadra Mobile Corazzata d’Attacco”), ma anche in Giappone viene spesso indicato come Ghost in Shell, ove “ghost” indica l’anima che si cela in ogni essere vivente, forse anche nelle sofisticate AI (Artificial Intelligence) che popolano il complesso mondo che fa da sfondo alle vicende. La serie viene pubblicata tra il 1989 e il 1990 sulla rivista Young Magazine Kaizokuban della casa editrice Kodansha.
La storia racconta della caccia da parte del maggiore Motoko Kusanagi (una donna cyborg il cui unico organo biologico originale rimasto è il cervello), al famigerato Marionettista. Quest'ultimo è un criminale, ma anche un'essenza auto-cosciente virtuale, il cui ghost vive unicamente nella sconfinata rete informatica mondiale. Complesso intreccio di temi tecnologici e filosofici, oltre che avvincente storia d’azione e investigazione, Ghost in the Shell viene portato sulla carta con un disegno ricchissimo, dando vita a tavole ridondanti di tratti, dettagli, oggetti, tutti tasselli di un complesso puzzle teso a costruire un credibile mondo del futuro.
Qualche tempo fa la casa editrice Star Comics ha ristampato il manga in un volumone di oltre 300 pagine, che vale la pena di acquistare. Esistono poi dei sequel, ma di questi magari parleremo un'altra volta…





OGGETTI GIAPPONESI


Questo libercolo di formato quasi tascabile è davvero grazioso. Lo capisco, si tratta di una definizione banale, ma che in questo caso calza molto bene. In edizione bilingue, non è né un saggio approfondito né uno spettacolare libro illustrato, solo una guida ben fatta agli oggetti dell'artigianato giapponese. Ogni pagina contiene una foto, il nome dell'oggetto, un breve testo in inglese e giapponese che ne illustra origini e utilizzo. Funzionale, sintetico, chiaro. Se volete conoscere le bambole giapponesi, le trottole, le ciotole, i sandali, i ventagli e via dicendo, questo è un piccolo passaporto per un mondo esotico e quotidiano, un approccio propedeutico a un intero mondo. In Italia il volume può essere acquistato presso fioridiciliegioadriana@gmail.com.


domenica 4 novembre 2018

BLANCA


Anni fa ho avuto il piacere di scrivere l'introduzione del volume Blanca, di Jiro Taniguchi, ancora disponibile oggi sotto forma di ristampa (Planet Manga). Qui sotto posto proprio quella introduzione.

Pare che i cani discendano dai lupi, ma sono ormai passati millenni da quando vagavano liberi nelle foreste. Da tempo immemore diventati mansueti, sono gli animali da compagnia per antonomasia, tanto da meritarsi la definizione di “migliori amici dell’uomo”.
Mentre scrivo queste righe Bill sonnecchia sdraiato dietro la mia sedia, su una coperta, vicino al caminetto acceso. Al piano di sopra, Napoleone preferisce il divano, indifferente ai suoni provenienti dal televisore. Sono, ovviamente, i miei due cani. Spesso li osservo. Guardandoli fissi cerco di cogliere nei loro occhi qualche bagliore della fierezza e della furia dei loro avi, ma in quelle sfere acquose non traspare nulla del genere. Tranquilli e un po’ annoiati si gustano i piccoli piaceri della vita: un buon sonno, il tepore della casa, l’attesa della cena. Tuttavia, convivo con dei cani da abbastanza tempo per non lasciarmi ingannare: quello che vedo è solo uno dei molteplici aspetti della loro natura. Portati nei boschi sono in grado di correre a perdifiato per delle ore, d’inverno possono resistere a temperature polari semplicemente arrotolandosi su se stessi, di fronte al pericolo sfoderano una dentatura temibile e uno sguardo che non promette nulla di buono. L’antico retaggio del lupo cova ancora dentro di loro, come la fiamma nella brace, pronto a riemergere nel momento della necessità e del pericolo.
La letteratura avventurosa ha saputo ben raccontare questa doppia anima del cane. Jack London, in particolare, l’ha dipinta a parole in romanzi immortali come “Zanna Bianca” e “Il Richiamo della foresta”. C’è molto di Buck, protagonista di “Il richiamo della foresta”, in Blanca. Entrambi si ritrovano sbalzati in un mondo nuovo e ostile, entrambi affrontano distese gelide e selvagge, in grado di resistere ai rigori del tempo e alla furia della natura, pronti a combattere gli esseri umani ma anche a difenderli a rischio della propria vita, quando li identificano come amici piuttosto che avversari. Anche questo fa parte della loro natura.
Jiro Taniguchi conosce bene i cani. Ha vissuto con loro e ha raccontato il profondo legame che si crea tra uomo e animale in quel piccolo capolavoro che è “Allevare un cane”. Ma, a suo stesso dire, tra i tantissimi manga realizzati in autonomia (senza uno sceneggiatore, cioè) è proprio “Blanca” la sua opera preferita. Forse perché dalle sue pagine la doppia anima canina, domestica e selvaggia al contempo, emerge appieno. Basta osservare un primo piano di Blanca, gettare uno sguardo fugace ai suoi occhi, per comprenderne il pensiero. Dolore, riconoscenza, fierezza, rabbia, ferocia sono tasselli di un complesso puzzle caratteriale che poco ha da invidiare a quello umano. Animale domestico suo malgrado restituito alla vita selvaggia, Blanca è capace di inaudita violenza come di struggenti gesti d’affetto. Al di là del suo straordinario addestramento, è un cane, semplicemente e meravigliosamente un cane. Non sarebbe giusto chiedergli nulla di più, attribuirgli nulla di meno. Vi lascio quindi alla lettura delle sue avventure, introducendole con le parole di Jack London: “Quella non era una vita oziosa, baciata dal sole, senza niente da fare se non passare il tempo e annoiarsi. Qui non c’era pace o riposo, né un attimo di respiro. Tutto era confusione e azione, e in ogni momento si rischiava la vita. Era assolutamente necessario stare sempre all’erta, perché quei cani e quegli uomini non erano cani e uomini di città. Erano dei selvaggi che non conoscevano altra legge che quella del bastone e della zanna.”

sabato 3 novembre 2018

LE DONNE DI SORAYAMA


Anticipo subito che non sono un grande fan di Hajime Sorayama, semplicemente perché al disegno iperrealistico preferisco quello maggiormente sintetico. Tuttavia, non si può negare la grande perizia tecnica di questo artista giapponese nato nel 1947, che fin da giovanissimo realizza immagini su carta. Tra le sue preferenze vi sono sempre state l'iperrealismo e l'erotismo, a tal punto che fu espulso da scuola a causa di una dojinshi considerata troppo oscena, Pink Journal. Dopodiché ha cominciato a lavorare come professionista, prima in pubblicità poi nell'illustrazione. A renderlo noto internazionalmente sono state le sue donne, statuarie e provocanti, iperrealistiche e fantastiche allo stesso tempo, lungamente immortalate su pagine di magazine come Penthouse. Ma le sue donne più famose non sono donne, bensì robot, incredibili creature meccaniche dalle fattezze femminili, con il freddo metallo che riesce a essere fortemente sensuale. Poi ci sono le ginoidi, altre creature femminili, in cui l'organico si fonde con l'inorganico, la carne con l'acciaio. “Ho sempre amato il metallo”, afferma Sorayama sorridendo e confessando di essere un feticista “del metallo, dei vestiti sintetici, delle scarpe col tacco a spillo.” Le sue creature sono una particolare miscela di realismo e fantasia, di presente e futuro, con una sessualità trabordante che colpisce e talvolta inquieta al medesimo tempo. Sogni erotici di un etereo che cerca di farsi concreto, ma che rimane intangibile. Purtroppo nel volume Venom, edito diversi anni fa dalla casa editrice spagnola Norma Editorial, non sono presenti robot e ginoidi, ma solo donne in carne e ossa, in pose talvolta parecchio audaci. In aggiunta, redazionali (in spagnolo) che spiegano le tecniche dell'artista. Il volume è esaurito da tempo, ma in Italia può essere trovato da fioridiciliegioadriana@gmail.com.




venerdì 2 novembre 2018

GIAPPOMANIA


Ormai i libri sul Giappone impazzano e, viste le tante proposte, bisogna cercare di essere originali. Giappomania punta molto sulla grafica, con illustrazioni finto infantili, a corredo di una miriade di curiosità. Il libro è divertente e punta molto sui dettagli, risultando complessivamente parecchio piacevole da sfogliare e leggere saltando da un argomento all'altro, a piacere, come bambini curiosi e irrefrenabili. Attenzione, però, a non mitizzare troppo il Giappone, suggestione nella quale di tanto in tanto sembra scivolare anche questo volume. Per esempio, la visione simpatica e quasi animalista dei corvi (la pagina in questione è mostrata anche nelle immagini presenti in questo post) è smentita dai provvedimenti presi anni fa nelle grandi città come Tokyo, ove quegli uccelli sono stati sterminati perché considerati troppi, troppo chiassosi, troppo fastidiosi. La tanto decantata cortesia giapponese, poi, è frutto di consuetudini ed etichette che hanno a che fare con la forma e non con i contenuti. Dietro tutti quegli inchini e quelle apparenti gentilezze spesso c'è solo indifferenza.  In altre parole, godetevi il libro (Rizzoli, 217 pagine, 19,90 euro), ma non crediate che il Giappone sia una sorta di Paradiso terrestre, poiché ha i suoi problemi come tutti i Paesi del mondo.






BOYFRIEND di FUYUMI SORYO


Fuyumi Soryo (classe 1959) è una mangana abbastanza nota anche Italia, grazie a manga come Mars, Sole maledetto e Maria Antonietta. Uno dei suoi primissimi titoli, Boyfriend (del 1985) è però inedito nel nostro Paese. Si tratta di uno shojo che ruota attorno alla relazione sentimentale tra Masaki, promessa del basket e teppistello, e Kanako, ragazza con problemi cardiaci. L'illustration book dal titolo Boyfriend raccoglie illustrazioni legate alla serie e mostra una Soryo ancora un po' acerba e abbastanza lontana della immagini più accurate, ma anche più fredde, dei suoi titoli più recenti. Adolescenti sognanti, colori sgargianti, atmosfere da love story e uno stile grafico che ancora cerca la propria strada ma risulta già efficace, danno forma a illustrazioni davvero gradevoli e interessanti per chi vuole scoprire un lato poco noto di quest'autrice. Il libro, da tempo fuori commercio, può essere rintracciato nel mercato dell'usato. In Italia può essere richiesto a fioridiciliegioadriana@gmail.com.



giovedì 13 settembre 2018

IL GIAPPONE DI THE PASSENGER


La casa editrice Iperborea annuncia per il novembre di quest'anno, all'interno della collana The Passenger, un volume dedicato al Giappone. Ecco la scheda dell'editore.

The Passenger lascia l’Europa e sbarca in Giappone, dove la missione di esplorare il contemporaneo è più stimolante che mai. Il popolo del Sol Levante reprime le emozioni e protegge la propria cultura, la sua anima è considerata ancora oggi impenetrabile, per avervi accesso c’è bisogno della sensibilità di uno scrittore, del coraggio di un reporter, della lucidità di un giornalista. Ad accendere una luce, spesso cupa, sul Giappone contemporaneo sono molti neologismi che indicano le derive più pericolose della sua società come per esempio karoshi, la “morte per troppo lavoro”, o kodokushi, la “morte in completa solitudine”. In questo viaggio nel Giappone contemporaneo scopriamo come la tragedia di Fukushima ha riacceso il culto degli antenati e la passione per il sumo non si sia mai spenta, sebbene i campioni di quest’antichissima disciplina siano ormai tutti stranieri. Tutto questo in un Paese estremamente chiuso verso l’immigrazione e allo stesso tempo cosi affascinato dalla cultura da fuori, soprattutto quando è esotica come la black music di cui vanno pazzi. E per capire l’atmosfera di Tokyo, – sempre più moderna e proprio per questo eternamente nostalgica – quale mezzo migliore di un viaggio sull’ultimo tram rimasto, la linea Arakawa, continuamente minacciata dalla chiusura e prontamente “salvata” in nome di un Giappone che non c’è più?

YOSHITAKA AMANO


La casa editrice statunitense Dark Horse annuncia per fine anno un illustration book/biografia dedicato a Yoshitaka Amano, poliedrico artista giapponese. Il volume "Yoshitaka Amano: The Illustrated Biography—Beyond the Fantasy", di 328 pagine, avrà anche una versione limited, di 424 pagine e con blu ray. Ma chi è Yoshitaka Amano? Ecco una sua scheda.

Yoshitaka Amano vanta un rapporto di lunga data con l'arte del disegno, tanto da affermare “amo disegnare da quando ero bambino”. A soli quindici anni d'età, bussa alle porte della casa di produzione d'animazione Tatsunoko per proporsi come collaboratore. Assunto come intercalatore, comincia una carriera che lo porta bene presto a diventare un ottimo character designer. Collabora a Shinzoningen Casshan (“Casshan il neoroide” del 1973, in Italia Kyashan), e Uchu no Kishi Tekkaman (“Tekkaman il cavaliere dello spazio” del 1975), due delle tre serie (manca Polymar) conosciute anche col nome collettivo di “trilogia degli eroi solitari” o “trilogia degli choojin” (superuomini). A questi si aggiunge Kagaku ninjatai Gatchaman (“Il gruppo scientifico ninja Gatchaman” del 1974, in Italia La battaglia dei pianeti). Amano partecipa anche alla romantica versione giapponese di Pinocchio, dal titolo Kashi no ki Mokku (“Mokku della quercia”), alla serie di Yattaman (la sua preferita) e a molte altre. Dopo quindici anni di attiva collaborazione con la Tatsunoko, gli anime cominciano a stargli stretti. All'età di trent'anni diventa quindi freelance, cominciando una nuova carriera. È il mondo dell'illustrazione ad accoglierlo, ecco quindi le spettacolari illustrazioni per romanzi e racconti, per cover di libri di fantascienza e fantasy. I suoi pennelli illustrano sia opere occidentali che asiatiche, come il fantasy Elric di Michael Moorcock, ma anche il Genji Monogatari e le 1001 Notte. Dai disegni in bianco e nero ricchi di campiture contrastanti passa a un colore raffinato. Omaggia il pittore Gustav Klimt con l'uso dell'oro, ma anche la protofantascienza di Jules Verne con le sue macchine improbabili, fonde l'Oriente con l'Occidente. Autore sempre uguale e sempre diverso, si cimenta anche nell'illustrare i tarocchi. Di tanto in tanto fa ritorno all'animazione, per esempio per occuparsi del character design di Vampire Hunter D, di cui ha già illustrato i romanzi di Hideyuki Kikuchi. Comincia a occuparsi anche di videogame, partecipando al successo internazionale di Final Fantasy dal primo gioco fino al tredicesimo.
Nel 1996 si trasferisce a New York e si avvicina al fumetto americano. La DC gli commissiona due poster, uno per Superman e uno per Batman, poi illustra un romanzo di Sandman, sempre per la DC, e uno di Elektra, questa volta per la Marvel. Intanto in Giappone continuano a essere pubblicati i suoi illustration book, raccolte di immagini che rivelano anche un lato fiabesco e comico, come N.Y. Salad (sottotitolo “The World of Vegetable Faires”), in cui comuni verdure assumono l'aspetto di fiabeschi e simpatici folletti.
Importanti mostre sulla sua ate vengono allestite in Giappone, Stati Uniti e Giappone. Tra i suoi ultimi lavori vi è anche un manga, Hero, storia in stile pittorico di un uomo che percorre l'universo alla ricerca di una donna che lo ha tradito e del proprio io. Questa serie in un certo senso chiude un cerchio, dato che lo riporta alla sua prima passione, il fumetto, che nei suoi anni giovanili aveva potuto coltivare solo in brevi storie in bianco e nero.