martedì 30 giugno 2020

GIAPPONESERIE D'AUTUNNO


Pierre Loti, pseudonimo di Louis Marie Julien Viaud (1850-1923) è stato uno scrittore francese, che anche grazie al sua carriera nella Marina Militare (ben 43 anni di servizio) ha girato mezzo mondo e trascritto le sue esperienze di viaggio, e di guerra, in molteplici libri. Giapponeserie d'Autunno è, ovviamente, ambientato in Giappone e si tratta di un lungo reportage delle sue esperienze giapponesi raccolte nell'autunno del 1886, durante uno dei sue cinque viaggi (che vanno dal 1885 al 1901) in quel Paese. Si tratta di un periodo storico particolare per Il Giappone, che ha aperto le sue porte all'Occidente solo nel 1853, con l'arrivo della "nave nera" all'americano Ammiraglio Perry. Mentre il Giappone suscitava meraviglia presso i visitatori occidentali, traeva da loro spunti per un cambiamento globale che lo porterà a una forte occidentalizzazione. Loti è immerso ancora nel Giappone classico, anche se intravede i primi cambiamenti che lo raggiungono e intuisce quanto saranno incisivi negli anni futuri. Le sue descrizioni – di ambienti, persone, paesaggi, abitudini, ecc. – sono spesso pervase da meraviglia e ammirazione e ci consentono di aprire una finestra su un mondo che in buona parte non esiste più. Tuttavia, le sue parole sono anche soggette a un razzismo strisciante tipico dell'epoca. Gli esploratori occidentali, dalla mentalità colonialista, si sentono superiori agli asiatici e questo traspare dallo scritto di Lotti, che parecchie volte paragona i giapponesi alle scimmie, li definisce "gialli" e snocciola opinioni del tipo "i bambini giapponesi sono belli ma diventano brutti una volta adulti". Questa presunta superiorità, mai dichiarata ma suggerita, rende fastidiosa la lettura di alcuni passi. Ovviamente va contestualizzata e non diminuisce l'importanza del testo, sorta di foto a parole del Giappone della seconda metà dell'Ottocento.

Giapponeserie d'autunno
di Pierre Loti
Copertina flessibile: 190 pagine
Editore: O Barra O Edizioni (28 novembre 2019)
14,00 euro

lunedì 29 giugno 2020

MALBENI AKANE ART WORKS


Akane Malbeni è un’illustratrice dal tratto pulito, che ricorda la Linea Chiara francese ma riesce a essere più caldo ed emotivo. Spesso usa le tinte piatte, ma le accosta in modo suggestivo e sapiente. Meglio ancora quando punta su un monocromatismo, scegliendo un unico colore ma declinandolo in varie tonalità, per creare scenari e sfondi su cui spiccano personaggi dalle tinte in contrasto. Gli ambienti cittadini sono uno dei suoi punti di forza. Insomma, belle immagini!
In Italia il volume può essere richiesto a fioridiciliegioadriana@gmail.com



domenica 22 marzo 2020

TOKYO AT NIGHT


Per il sottoscritto sfogliare le pagine di questo splendido illustration book è come reimmergersi in luoghi e atmosfere provate molte volte nella vita reale, eppure ancora capaci di suscitare forti emozioni. Come Proust alle prese con le madeleine, ogni immagine riporta alla mia memoria le camminate per molte di quelle stesse vie che Mateusz Urbanowicz (polacco trasferitosi a Tokyo, illustratore e animatore) ha sapientemente immortalato su carta. Non è una semplice questione di realismo, di corretta rappresentazione di luoghi e oggetti, ma della ben più complessa capacità di ricreare atmosfere. La Tokyo notturna di Urbanowicz è triste e silenziosa, spettrale, come in effetti è sempre apparsa anche a me. La scelta di non inserire figure umane amplifica la sensazione di solitudine, di malinconica attesa. In effetti, la Tokyo periferica – non quella dei locali notturni o delle zone a luci rosse – nelle ore buie è proprio così: zone residenziali dove quasi tutti dormono, oppure quartieri dedicati al commercio febbrili di giorno (come l’affollatissima Akihabara) che di notte si trasformano in fantasmi di se stessi, con tutti i negozi chiusi e nessuna presenza umana. Lo sguardo cerca un’anima viva, che generalmente non trova, in mezzo a un silenzio inconcepibile di giorno e a luci colorate provenienti da palazzi, sottopassaggi, fermate della metropolitana. Ma, all’improvviso, ecco una viuzza laterale, con le biciclette parcheggiate, la fievole luce della lanterna di un localino ancora aperto, qualche pianta accudita amorevolmente e loro: le macchine distributrici di bibite, onnipresenti con le loro lucine e le coloratissime lattine, quasi fossero sentinelle notturne in attesa dell'alba e del tintinnare delle monetine. Le immagini con la pioggia sono quelle che preferisco, quando le gocce d’acqua e il liquido sull’asfalto riflettono le luci, ampliano la gamma dei colori, come in un dipinto che prende vita. Sì, la Tokyo di notte di Urbanowicz è anche la mia Tokyo e, chissà, forse anche la vostra. In Italia il libro può essere acquistato da fioridiciliegioadriana@gmail.com.






LE BELLEZZE DI SHUNYA YAMASHITA


Classe 1970, Shunya Yamashita è un illustratore dal tratto pulito e morbido, con una predilezione per immagini che ritraggono belle fanciulle. La sua arte è messa al servizio anche di videogiochi e anime, per cui visualizza personaggi longilinei e curvilinei, un po’ sexy ma senza esagerare, anzi dotati di una certa autoironia, che si rivela soprattutto in occhiolini e pose disinvolte. È stato chiamato anche a progettare visivamente alcune action figure di personaggi femminili degli universi Marvel e DC, ma anche di blockbuster cinematografici. Il volume in questione, Beautiful Noise, si concentra prevalentemente su tali personaggi femminili, a figura intera e tutta pagina. Bello da vedere e con testi quasi inesistenti (comunque anche in inglese), che tutto sommato si rivelano abbastanza superflui. Da sfogliare e risvegliare. In Italia acquistabiel preso fioridiciliegioadriana@gmail.com





mercoledì 18 marzo 2020

ARRIVANO LE MAGHETTE!


Tra gli anime (i cartoni animati) per ragazze uno dei filoni maggiormente ricchi è quello delle maghette, noto anche come maho shojo (letteralmente, “ragazze magiche”) o majokko (“maghette” appunto). Come spiega il nome, si tratta di serie incentrate su ragazze, dotate di poteri magici, che possono essre suddivise in tre grandi categorie: maghette, streghette ed eroine. Le prime sono generalmente ragazzine terrestri a cui viene donato un oggetto (bacchetta, ciondolo, cerchietto, ecc.) dotato di poteri che le consentono anche di trasformarsi. Le streghette, invece, il più delle volte sono extraterrestri con poteri già acquisiti. Infine, le eroine più che di magia sono dotate di particolari poteri (esp, tecnologici o altro) acquisiti in modi svariati. Comunque sia, le protagoniste hanno una missione da compiere, del tipo riportare i sogni o l’amore nel mondo, sconfiggere qualche entità malvagia o altro ancora. Le loro avventure sono inoltre spesso infarcite di questioni sentimentali. Quale capostipite del genere viene indicata Mahotsukai Sally (in Italia Sally la maga), prodotta nel 1966 Da Toei Doga. Da quel momento in poi decine di maghette si sono succedute fino ai giorni nostri. Tra le tante vale la pena di citare almeno Bia, Lulù, Minky Momo, Evelyn e le molte serie di Sailormoon. Tra gli studi d’animazione che hanno apportato un contributo significativo al filone vi è lo Studio Pierrot, che nel 1983 ha creato la serie televisiva L'incantevole Creamy (in originale Maho no tenshi Creamy Mami), la cui protagonista è una bambina di 11 anni in grado di trasformarsi in una cantante adolescente grazie a una bacchetta magica. Visto l'enorme successo, a quello storico anime ne sono seguiti molti altri.
In Giappone è da poco stato pubblicato un volume dedicato alle magnete degli anni Ottanta e Novanta, o più precisamente alla moltitudine di gadget a esse collegati, gadget tanto amati da collezionisti e appassionati. Dal titolo '80 and '90 Majokko Toy Book, il volume è una cornucopia di immagini di quegli stessi gadget, in particolare delle apprezzatissime bacchette magiche, tra le più ambite dai majokko fan. Sorta di libro dei desideri per chi ama il genere, è come al solito ben confezionato e apprezzabile anche da chi non comprende il giapponese. In Italia può essere richiesto a fioridiciliegioadriana@gmail.com.







lunedì 16 marzo 2020

A ZONZO PER L'ANTICA EDO


In Italia speso i fumetti giapponesi sono visti come serie d’azione o sentimentali, costantemente soggetti a canoni grafici precisi e stereotipati, dalle fitte linee cinetiche agli occhioni luccicanti. Fortunatamente, nel corso degli ultimi anni le cose stanno cambiando, grazie a editori nostrani che, un po’ per necessità di reperire grandi quantitativi di materiali e un po’ per desiderio di mostrare i molteplici volti del panorama giapponese, stanno pubblicando anche autori e opere che si discostano dal filone popolare/adolescenziale. Autori come Koichi Masahara, che sceglie di ambientare un nutrito numero di storie brevi nell’antica Edo, nome dell’attuale Tokyo tra il 1180 e il 1868. L’idea di scegliere quale sfondo della narrazione il Giappone del passato non rappresenta certo una novità, le storie di samurai e geishe abbondano, ma Masahara preferisce concentrarsi su temi meno frequentati, occupandosi del Giappone antico in modo differente, personale e riuscito. I suoi racconti nulla hanno a che fare con l’azione e l’avventura, preferendo mettere al centro dell’attenzione personaggio e ambientazioni. Character sempre diversi si trovano di fronte a questioni grandi e piccole della vita, a problemi quotidiani, a gioie e dolori di esistenze di un tempo passato che presentano elementi di continuità con l’odierno, accanto ad altri oggi inconcepibili. Il tutto con un garbo grafico e narrativo che permette alla sua narrazione di scorrere fluida come una barca su un fiume tranquillo. Un uomo “prigioniero” di un matrimonio, un figlio alle prese con l’eredità paterna, una coppia composta da persone appartenenti a ceti sociali differenti, sono situazioni incontrabili anche nel mondo moderno, ma che al tempo di Edo sono “vestite” in modo differente e che, talvolta, necessitano di soluzioni differenti. Per rappresentare questi temi Masahara sceglie un tratto elegante e personale, per certi versi molto raffinato. Di fronte a sfondi dettagliati e suggestivi, che ricreano le atmosfere del passato, pone personaggi con volti dalle linee taglienti ed espressioni facciali talvolta caricaturali, estremamente comunicative, in grado di trasferire al lettore emozioni e perplessità. Così come la gestualità e le pose dei corpi, mai casuali, al contrario studiate nella loro naturalezza. I personaggi compiono atti lievi, che possono sfuggire a un occhio occidentale ma che sono intrisi di giapponesità: scuotere una mano davanti al viso per negare, tergersi il sudore con un piccolo pezzo di stoffa, sono movimenti tipici che ancora oggi rientrano nell’agire di ogni giorno. Vi è poi una cura e un ordine nella gestione degli elementi che si ravvisa anche nella composizione delle tavole, occupate da vignette rigorosamente rettangolari. Masahara, infatti, rifugge la tentazione di farle sbordare dalla tavola, o di dargli forme inusuali, soluzioni tipiche di quei manga d’azione con cui non ha nulla a che fare. Inoltre, il numero di vignette presenti in ogni tavola è superiore alla media del tankobon (volumetto) giapponese, a dimostrazione della volontà di rendere maggiormente narrativa ogni singola storia. Straordinaria anche la cura per i dettagli. Ogni oggetto quotidiano, dagli ombrelli alle lampade, dalle forcine per capelli ai cibi, è tratteggiato in modo semplice ma efficace e preciso, conferendo ulteriore credibilità e consistenza all’ambientazione. Il desiderio, riuscito, di concretizzare i luoghi e le atmosfere del passato si palesa anche nell’utilizzo, generalmente nel frontespizio di ogni capitolo, delle stampe ukiyo-e di grandi maestri come Hokusai e Utagawa, che Masahara omaggia ridisegnandole. Ma anche in questo caso, pur silenziosamente dichiarando l’apprezzamento e il debito di riconoscimento per i colleghi del passato, Masaharo fagocita, digerisce e rielabora quelle immagini dal sapore antico per sviluppare un proprio disegno più fumettistico, capace di dare forma e profondità (al contrario delle stampe ukiyo-e che tendevano a un certo appiattimento della prospettiva). Suggestive le immagini cittadine, quasi tridimensionali nella loro composizione, piccoli teatri in cui entrare con lo sguardo. Ribadisco, però, ancora una volta che pur a fronte di un impianto grafico ricco e accattivante, il maggior punto di forza di questa antologia resta l’elemento narrativo, la capacità di raccontare spezzoni di vita di persone qualunque e, proprio per questa loro normalità, particolarmente interessanti. Da leggere.

Koichi Masahara
I doni di Edo
Bao, 208 pp, 7,90 euro

domenica 2 febbraio 2020

ILLUSTRATION 2020


Ogni fine anno fa capolino nelle librerie giapponesi un corposo volume (oltre 300 pagine) dedicato agli illustratori nipponici. Si tratta di una sorta di campionario dei migliori artisti locali, un caleidoscopio di immagini che unite forniscono un quadro – magari incompleto, ma significativo – del mondo dell'illustrazione. Oltre cento artisti vengono rappresentati con un paio di illustrazioni ognuno e indirizzi di riferimento per trovarli in rete (sito, twitter, mail, ecc.). Una sorta di bibbia per amanti delle immagini e per professionisti del settore, che possono così scoprire nuovi talenti. In Italia il volume del 2020 può essere richiesto a fioridiciliegioadriana@gmail.com.






sabato 25 gennaio 2020

JOJOnicle - L'arte di Araki


Mangaka dalle lontane parentele italiane, Hirohiko Araki nasce a Sendai, in Giappone, il 7 giugno 1960. Dopo aver frequentato la Sendai Design School esordisce professionalmente sul settimanale Shonen Jump della casa editrice Shueisha con la storia Armed Poker, che riceve la nomination per il Tezuka Award. Segue Mashonen bee tee (“Il ragazzo diavolo”) e, nel 1984, l'horrorifico Baoh Raihoosha (in Italia Baoh), suo primo manga tradotto in Usa e Italia. Conclusosi Baoh, Araki realizza JoJo no kimiyona boken (o The Strange Adventures of JoJo, in Italia: Le bizzarre avventure di JoJo) pubblicato sempre su Shonen Jump e tuttora in corso di svolgimento. Mostrando una particolare predilezione per le trame cupe e fantastiche, Araki costruisce storie suggestive e ricche di azione, a cui il suo tratto pesante ben si adatta, realizzando vignette e tavole in cui i corpi tesi e deformati dei personaggi, dai muscoli ingigantiti, comunicano cinematicità e potenza. Nonostante una certa discontinuità a livello qualitativo, soprattutto grafico, la produzione di Araki si fa comunque apprezzare grazie a trovate originali e a una lenta, ma continua crescita artistica.
Sua serie più nota resta Jojo, cui è dedicato il volume di cui si parla in questo post. Ne è protagonista Jonathan Joestar, appartenente a una nobile casata inglese di fine Ottocento. Un giorno la famiglia adotta Dio Brando, un ragazzo che oltre a portare un nome decisamente inusuale si rivela essere dotato di facoltà soprannaturali e un mascalzone di prima grandezza, tanto ambizioso e spietato da arrivare all'omicidio del proprio genitore adottivo. I poteri di Brando derivano dai un’antica maschera azteca custodita proprio dai Joestar, e spingono il fratellastro Jonathan a combatterlo per il resto dei suoi giorni. Ne segue una lotta che si tramanda di generazione in generazione, mescolando combattimenti e misteri, mitologia e orrore. 
Le bizzarre avventure di Jojo è quindi una lunghissima saga che si dipana nel tempo, narrando le fantastiche e tenebrose avventure dei componenti della famiglia Joestar il cui nome proprio inizia per Jo (da cui il titolo JoJo) contro il temibilissimo avversario. Davvero originale il disegno che dà forma alle vicende, cupo e opprimente ma anche affascinante e gommoso, ricco di inquadrature inusuali e di corpi che assumono pose improbabili e incredibili. Di contorno, cerature fantastiche, paesaggi esotici, costumi appariscenti, in un continuo crescendo di trovate grafiche e narrative che hanno permesso al manga di rimanere sulla breccia per parecchi anni, dando vita a più serie con titoli differenti (come Steel Ball Run). Il volume JOJOnicle è incentrato sulle mostre (Tokyo, Osaka, Parigi) dedicate alla serie, ospitando foto delle stesse, foto delle città ospitanti, intervista ad Araki e, soprattutto, moltissime illustrazioni della serie. Si aggiungono molte riproduzioni in b/n delle tavole (purtroppo di piccole dimensioni rispetto alle illustrazioni), che completano il quadro grafico di questo importante manga.
In Italia il volume può essere richiesto a fioridiciliegioadriana@gmail.com.




©Hirohiko Araki/Shueisha, Inc.

mercoledì 22 gennaio 2020

BABYSAN


Dopo la Seconda Guerra Mondiale, con i militari americani stanziati nei maggiori porti e nelle principali città giapponesi, gli intescambi culturali tra Usa e Giappone si intensificano e il disegno si dimostra un ottimo veicolatore di contenuti. I manga, per esempio, vengono utilizzati per creare manuali di conversazione utili a entrambe le parti. Qualche marmittone a stelle e strisce abile con la matita si diverte invece a immortalare il proprio periodo di leva, nonché gli usi e costumi degli indigeni. Il marinaio Bill Hume realizza molte vignette incentrate sulle fanciulle giapponesi, o Babysan, irresistibili attrazioni per i suoi commilitoni. Tratteggiando le caste bellezze giapponesi, Hume ne sottolinea anche i comportamenti e le tradizioni culturali, dando vita a una sorta di personale guida al Giappone. Molte di queste immagini vengono raccolte in volume, ovviamente dal titolo Babysan, nel 1951 dalla casa editrice nipponica Kasuga Boeki, che valorizza il tratto pulito e plastico del disegnatore e affianca a ogni vignetta un breve testo in inglese.


giovedì 26 dicembre 2019

UN GIALLISTA GIAPPONESE


Edogawa Rampo (1894-1965), apprezzatissimo dai propri connazionali, è considerato l'iniziatore del mistery in Giappone. Il suo vero nome è Hirai Taro, ed è un grande ammiratore di Edgar Allan Poe, da cui trae il suo pseudonimo, che non è altro che la trasposizione fonetica del nome dello scrittore inglese. Rampo è il primo giapponese a cimentarsi con la moderna detective story, evitando di “copiare” opere occidentali.
Gli anni Venti sono considerati l’età dell’oro del giallo giapponese, ed è proprio in quel periodo che viene fondata la rivista Shinseinen (1920-1950), dedicata al poliziesco, all’horror, ai romanzi d’avventura. È sulle sue pagine che viene pubblicato a puntate il romanzo Nisen dōka (La moneta da due sen) di Edogawa Ranpō, considerato il primo giallo indigeno.
Il romanzo più famoso di Rampo, però, è La belva nell’ombra, vede la luce nel 1928, e tra le sue pagine risalta la passione dell’autore per le detective story occidentali, ma anche per i racconti macabri, grazie a una trama gialla che si mescola con atmosfere da brivido. Una donna in pericolo, perseguitata dalle minacce di un autore di libri polizieschi chiede l'aiuto di un altro scrittore per trarsi in salvo. Rampo realizza un romanzo scorrevole in cui scoprire chi è l'assassino e qual è il suo movente diventa una sfida anche per il lettore, coinvolto dai ragionamenti deduttivi del detective/scrittore.