Nato nei pressi di Osaka il 3 novembre 1928, e scomparso il 9 febbraio del 1989, Osamu Tezuka è forse il più importante artista del mondo dei manga e degli anime. Debutta come fumettista ancora giovanissimo, nel 1946, con la serie intitolata Machan no Nikkicho (“Il diario di Macchan”). È solo il primo di un interminabile numero di fumetti, che gli faranno meritare l'appellativo manga no kamisama (“dio dei manga”). La celebrità arriva già dal 1947 con Shin Takarajima (“La nuova isola del tesoro”), libera reinterpretazione su testi di Shichima Sakai dei classici romanzi d'avventura. La fantascienza segue nel 1948 con Lost World, nel 1951 con Next World e da Tetsuwan Atom (“Atom dal braccio di ferro”, noto in Occidente come Astroboy), un ragazzino robotico. Tezuka è anche responsabile della creazione del primo shojo manga (manga per ragazze) grazie a Ribon no kishi (“Il cavaliere col fiocco”, in Italia La principessa Zaffiro), del 1953. Negli anni Sessanta si getta nell’avventura dell’animazione, a cui come autore deve moltissimo, poiché molto del suo modo di raccontare e disegnare deriva dalla visione di cartoni animati, in particolar modo quelli di Walt Disney. Fondata nel 1961 la Mushi Production, nel 1963 trasforma Tetsuwan Atom nella prima serie animata nipponica per la televisione. Due anni dopo segna un altro primato, la sua Jungle Taitei (“Il re della giungla”) è la prima serie giapponese a colori. Nel 1971 si allontana dalla Mushi Production, in difficoltà finanziarie e ormai con obiettivi diversi dai suoi, per creare la nuova Tezuka Productions, sotto il cui marchio realizza nel 1980 il lungometraggio fantascientifico L'uccello di fuoco 2772, ispirato a un suo manga. Nel corso degli anni si dedica anche all'animazione d'autore, per esempio con Jumping, divertente cortometraggio con cui nel 1984 vince il Gran Premio al Festival dell'animazione di Zagabria. Osamu Tezuka nella sua lunga e prolifica carriera ha realizzato anche centinaia di copertine per riviste e per volumi dei suoi manga. È propria a tali copertine che è dedicato il volume Osamu Tezuka's Cover Art Archives, un bel librone in giapponese ma dai testi stringatissimi, poiché quei tutto lo spazio è dedicato alle magnifiche immagini delle cover. In Italia il volume può essere richiesto a fioridiciliegioadriana@gmail.com.
sabato 19 novembre 2016
SI DÀ IL CASO CHE
Dove si trova casa nostra? Domanda apparentemente semplice, se ci si riferisce solamente a un’indicazione topografica, ma decisamente più complessa se mira al “cuore” della questione, all’individuazione del luogo, non solo fisico, nel quale ci si sente maggiormente a proprio agio, di cui si condividono cultura e ideali. Il luogo, insomma, nel quale non solo si soggiorna (dormendo, mangiando e via dicendo) ma al quale si sente di “appartenere”. Chi scrive spesso usa la frase “la mia casa è dove appoggio il mio zaino”, ma si tratta, evidentemente, di un’espressione semplicistica e un po’ a effetto. La nostra casa può trovarsi molto lontana nello spazio e persino nel tempo da dove viviamo fisicamente. Se per motivi vari la vita ci ha portato ad abitare a grande distanza dai luoghi nei quali siamo cresciuti, qual è ora la nostra casa? Quella in cui ci siamo formati e che ci ha dato i ricordi, la lingua (nel senso di idioma), l’appartenenza culturale, persino i gusti culinari, o quella in cui abitiamo ora, con abitudini, parole, tradizioni che possono anche essere completamente differenti. Pare quasi che la domanda “dov’è la tua casa?” cominci a somigliare in modo impressionante alla domanda “chi sei?”.
Tali quesiti scorrono sotterranei, ma potentissimi, lungo tutta la graphic novel Si dà il caso che, nella quale appare evidente che l’autore Fumio Obata ha inserito molti elementi autobiografici. Per quanto la protagonista sia una donna, la giovane giapponese Yumiko, mentre Obata è un uomo, i due condividono le origini nipponiche e un trasferimento a Londra per motivi di lavoro che si trasforma in permanenza stabile per questioni affettive, culturali, emotive.
Yumiko è una designer e nelle prime tavole spiega “Sono giapponese e di tanto in tanto torno ancora in Giappone. Ma, qui, Londra, è casa mia.” Casa sua… O almeno ne è convinta. Perché, come spesso capita, la vita ci dà degli strattoni e ci costringe a riflettere anche su ciò che vogliamo evitare. La morte improvvisa, per incidente, del padre obbliga Yumiko a un ritorno precipitoso nella sua città natale, e a un confronto con la sua “vecchia” casa e il suo “vecchio” io. Comincia così un balletto narrativo temporale, grazie a flashback che portano la protagonista avanti e indietro nel tempo, per confrontarsi coi ricordi, con le aspirazioni, col suo stesso essere giapponese. La storia è intrisa di giapponesità, nei pensieri, nei comportamenti, nei rituali che talvolta hanno perso il loro significato originario. Yumiko è intelligente, poiché si pone delle domande, perché riflette sul suo destino, influenzata dal dolore della perdita, dalle pressioni della società (e quelle della società giapponese sono particolarmente forti), ma abbastanza lucida da non farsene soggiogare, perché è ormai chiaro che è figlia di due mondi. Come le tavole che la ritraggono, grandi e ordinate come quelle europee, ma ricche di silenzi e gestualità come quelle nipponiche. Con un disegno solo apparentemente semplice, al contrario attento al dettaglio e all’equilibrio della vignetta come della tavola, in grado di soffermarsi sia sulla visione d’insieme che sul particolare, poiché l’una non esiste senza l’altro. L’uso del colore, poi, è suggestivo e studiato, con tinte che sfumano una nell’altra e flashback che staccano dal resto puntando sul monocromatismo. Si dà il caso è il tipico volume a fumetti che si potrebbe acquistare d’impulso in libreria, dopo averlo sfogliato, proprio per la qualità del disegno, per la suggestione dei suoi paesaggi asiatici, per l’incanto degli scorci cittadini. Ma poi, leggendolo, ci si renderebbe conto che è ancora più valido sul piano narrativo, e che, in fondo, parla di ognuno di noi, o perlomeno di tutti coloro che almeno una volta nella vita hanno dovuto cambiare il luogo e il modo di vivere.
Forse noi esseri umani siamo come alberi. Le nostre radici sono piantate saldamente a terra e noi non possiamo farne a meno, poiché ci forniscono il nutrimento, ci permettono di crescere. Ma i nostri rami si tendono verso il cielo, lontani dal terreno, guardando al futuro. Probabilmente abbiamo bisogno di entrambe le cose ed escludere una parte o l’altra dell’albero porterebbe alla morte dello stesso. Non possiamo che ringraziare Obata per averci fatto riflettere su questo, in una graphic novel che ha saputo rendere universale il personale come solo i bravi narratori sanno fare.
Fumio Obata, Si dà il caso che, Bao Publishing, pp. 164, euro 19,00
mercoledì 19 ottobre 2016
JUMP! JUMP! JUMP!
I get up, and nothing gets me down.
You got it tough. I've seen the toughest around.
And I know, baby, just how you feel.
You've got to roll with the punches to get to what's real
Oh can't you see me standing here,
I've got my back against the record machine
I ain't the worst that you've seen.
Oh can't you see what I mean ?
Might as well jump. Jump!
Might as well jump.
Go ahead, jump. Jump!
Go ahead, jump.
Il libro può essere richiesto a fioridiciliegioadriana@gmail.com.
venerdì 16 settembre 2016
TRA ORIENTE E OCCIDENTE
Il racconto "Neve" porta la firma di un autore occidentale, francese per l’esattezza, così come le illustrazioni che corredano le parole, ma è evidente che gli autori nel realizzare l’opera hanno attinto a un immaginario asiatico. Il protagonista Yuko Akita è un poeta di haiku, brevi componimenti poetici in tre versi, ed è incantato, quasi ossessionato dalla neve, tanto da voler dedicare tutta la prorpia arte a quell’unico soggetto, scrivendo esclusivamente poesie incentrate sul candido elemento. Un personaggio monolitico, quindi, vincolato a un mondo anacronistico che accetta di abbandonare solo per breve tempo, per raggiungere un maestro, cieco, che gli faccia comprendere i colori, unico elemento che sembra mancare nei suoi haiku, troppo bianchi, troppo simili alla neve. Scopre inoltre che il sensei ha perduto da tempo la moglie, un’equilibrista che, caduta dal proprio filo, giace ora congelata tra i ghiacci divenendo una sorta di involontario trade d’union tra i due. Tutto il racconto si basa quindi su elementi fortemente favolistici, che riescono in qualche modo a fare propri spezzoni della cultura e della mistica asiatica, ma che in fondo non portano in scena altro che l’ennesima quest, un tema universale che, proprio per questo motivo, appare tanto grande quanto vuoto, nel suo essere totalmente al di fuori di una realtà assai meno poetica e abitata da uomini necessariamente più pragmatici. Il medesimo discorso vale per le illustrazioni, che si rifanno alle stampe ukiyo-e, nelle fisionomie e nei volti allungati dei personaggi, e agli acquerelli cinesi nella stesura dei colori e nel minimalismo, ma che sono evidentemente frutto di un gusto occidentale per quadricromia e composizione. E nelle quali avrei gradito una maggiore presenza della neve, dopotutto elemento portante della storia. Il libro resta comunque di gradevole lettura, sorta di favola contemporanea tra neve e ghiaccio.
Titolo: Neve
Autori: Maxence Fermine e Georges Lemoine
Editore: Bompiani
Numero pagine: 144
Anno: 2008
Prezzo: 12,00 euro
DUE ILLUSTRATION BOOK PER NADIA
Fushigi no umi no Nadia (“Nadia del mare incantato”), è una serie animata in 39 episodi del 1990, ambientata alla fine dell’Ottocento.
Parigi, esposizione universale del 1899. Il quattordicenne Jean incontra casualmente la coetanea Nadia, agilissima ex-artista circense, accompagnata dal leoncino King e inseguita dalla rossa Rebecca e dagli scagnozzi di quest’ultima. Inoltre, Jean scopre che Nadia non ricorda nulla delle proprie origini e porta al collo un ciondolo chiamato “pietra azzurra”. Col procedere della vicenda, Nadia e Jean vengono imbarcati a bordo del sottomarino Nautilus, comandato dall’arcigno capitano Nemo, in conflitto con l’impero di Neo Atlantide, il cui scopo è impadronirsi proprio della pietra azzurra dai misteriosi poteri. Avventura, azione, romanticismo per una serie ben disegnata e animata, oltre che dalle evidenti influenze verniane.In questo post, le immagini di due illustration book acquistabili presso fioridiciliegioadriana@gmail.com.
mercoledì 14 settembre 2016
domenica 4 settembre 2016
MAJOKKO MAGAZINE
La rivista Kettle (traducibile come "Bollitore") è incentrata sull'intrattenimento, in particolare serie televisive e film, e dedica il numero di agosto alle maghette. In Italia è acquistabile presso fioridiciliegioadriana@gmail.com al costo di 18 euro.
martedì 30 agosto 2016
LADY OSCAR, NUOVA EDIZIONE
Per festeggiare il 45° anniversario manga Versailles no Bara e il 50° di carriera della sua autrice (che cadranno nel 2017) Riyoko Ikeda, la casa editrice giapponese Fukkan.com ha annunciato una nuova edizione deluxe della serie, il cui primo volume uscirà il 16 settembre di quest'anno. Tale lussuosissima ristampa sarà compost di sette volumi cartonati da 280 pagine con rilievi dorati in formato B5 (17.6 x 25 cm), lo stesso della rivista Margaret su cui uscirono originariamente i capitoli. Inoltre, conterrà tutte le pagine a colori originali, i frontespizi, le anticipazioni dell’epoca, intervista all’autrice, articoli sulla serie, schede dei personaggi e gallerie di illustrazioni. In Italia i volumi possono essere richiesti a fioridiciliegioadriana@gmail.com.
Per chi non conoscesse la serie, questo manga di Riyoko Ikeda dal titolo originale Versailles no Bara (“Le rose di Versailles”), affettuosamente chiamato Berubara dai suoi fan, in Giappone viene pubblicato per la prima volta a puntate sul settimanale per ragazzi Margaret, edito da Shueisha. Tra il 1972 e il 1973 escono le 82 puntate da cui è composto. Secondo quanto narratovi, nel 1755, in diversi Paesi europei, nascono tre persone in seguito destinate a incontrarsi a Versailles, in Francia. In Svezia nasce Hans Axel Von Fersen, primogenito di un senatore di nobile estrazione. Marie Antoniette Josephe Jeanne d'Asburgo-Lorena nasce in Austria, è la nona figlia di Maria Teresa, imperatice d'Austria, principale potenza europea insieme alla Francia. Oscar François de Jarjayes vede invece la luce in un palazzo aristocratico non lontano da Versailles. Sono i tre personaggi citati i principali protagonisti di tutto il manga, anche se è Oscar colei che attira maggiormente le simpatie dei lettori, tanto da spingere gli editori italiani a cambiare il titolo della serie proprio in Lady Oscar (ma anche rifacendosi al titolo della serie televisiva).martedì 23 agosto 2016
IL JAMES BOND GIAPPONESE
Lo scrittore Ian Fleming crea Bond nel 1953, grazie al romanzo Casino Royal, e nei quattrodici libri (12 romanzi e due raccolte di racconti) dedicatigli descrive sempre succintamente il personaggio, conferendogli un aspetto lievemente più tenebroso di quello della sua versione cinematografica. Attraverso la lettura delle sue avventure è possibile farsi un quadro di tutta la vita del personaggio. Figlio di padre scozzese e madre svizzera, che periscono in un incidente quando è ancora un ragazzo, Bond viene affidato alle cure di una zia che vive nel Kent. Frequenta il prestigioso collegio inglese Eton, ma ne viene espulso per questioni di sesso. Passa a Fettes, ove pratica anche pugliato e judo. In seguito entra nel Ministero della Difesa Britannico e, al termine della Seconda Guerra Mondiale, nei Servizi Segreti. Il numero 007, che lo identifica, indica anche la sua particolare qualifica, dato che il doppio zero è sinonimo di “licenza di uccidere” assegnata solo agli agenti migliori e più fidati.
Il successo arriva velocemente e, anche se i salotti letterari non vedono di buon occhio quelle storie fatte di spie e condite di sesso, il pubblico comincia ad amare il personaggio, anche fuori dall'Inghilterra.
James Bond diventa quindi appetibile anche per il cinema, e Dr. No è il titolo del suo primo film (giunto in Italia come Licenza di uccidere), uscito nelle sale inglesi nel 1962 e in quelle statunitensi nel 1963. Ne seguono molti altri, fino ai giorni nostri.
In pochi sanno, però, che prima del Bond cinematografico è nato quello fumettistico. Già nel 1958 il quotidiano inglese Daily Express ospita una striscia scritta da Anthony Hern e disegnata da John McLusky. Curiosamente, il Bond disegnato da McLusky ricorda più il Daniel Craig dei giorni nostri che non il Sean Connery degli anni Sessanta.
Ma altri mercati desiderano fumetti locali, così negli Stati Uniti vengono prodotte storie apposite, prima dalla Dc Comics, poi da altri tra cui la Marvel.
Anche il Giappone fa la sua parte, e a portare sulla carta 007 negli anni Sessanta viene chiamato Takao Saito, che in seguito diverrà noto al grande pubblico soprattutto per il killer Golgo 13. Saito adatta a fumetti quattro film di Bond, recentemente ristampati in altrettanti volumi: “Live and let die”, “Thunderball”, “On her Majesty’s Secret Service” e “The Man with the Golden Gun”. Il mangaka realizza tavole ricche di vignette (in quantità decisamente superiori rispetto ai normali standard giapponesi), con un tratto pulito e sottile e uno scarso uso dei retini. Tavole ricche d’azione, mentre il suo Bond fisicamente ricorda molto Golgo 13. Insomma, uno 007 molto nipponico, che ora è finalmente possibile riapprezzare.
NOTA: in Italia i quattro volumi manga sono acquistabili da fioridiciliegioadriana@gmail.com. Presso lo stesso recapito è possibile acquistare pezzi vintage, come i dischi a 45 giri di Bond in edizione giapponese o pamphlet dedicati ai film.
lunedì 22 agosto 2016
UN GIAPPONESE AL LOUVRE
Nato nel 1793, il Louvre, sito a Parigi, è uno dei primi musei europei, dopo l'Ashmolean Museum di Londra (1683), la Gemaldegalerie di Dresda (1744) e i Musei Vaticani (1784). Il museo ospita opere di Sandro Botticelli, François Boucher, Agnolo Bronzino, Annibale Carracci, Caravaggio, Correggio, Paul Cézanne, Jacques-Louis David, Edgar Degas, Eugène Delacroix, Leonardo, Marco Palmezzano, Raffaello, Rembrandt, Pieter Paul Rubens, Jan Vermeer e molti altri. Si tratta di un'istituzione che riveste un ruolo fondamentale nella vita culturale francese e internazionale. L'insieme dei sette dipartimenti in cui è suddiviso documenta l'evoluzione dell'arte antica presso le civiltà del Mediterraneo e di quella europea dall'alto medioevo alla prima metà del XIX secolo. La sua storia è strettamente legata a quella della Francia, alle vicende politiche e alle trasformazioni che hanno caratterizzato il Paese. Tra i suoi dipinti più famosi vi è la celebre Gioconda di Leonardo da Vinci.
I giapponesi, da sempre amanti della cultura europea, sono tra i suoi visitatori più assidui. Se, poi, si associa il Louvre al mondo dei manga e degli anime (i fumetti e i cartoni animati giapponesi) un personaggio sale immediatamente alla ribalta: Lupin III. Il famosissimo ladro, nel corso delle sue molteplici avventure, progetta più volte colpi a danno del museo, sottolineando in tal modo sia il valore artistico (ed economico) di ciò che custodisce, sia la popolarità di cui gode presso il lontano Paese asiatico. In questa sede, tuttavia, ci occupiamo di un altro “giapponese disegnato” che si reca a fare visita a quel luogo di cultura con intenti meno fraudolenti: Jiro Taniguchi. Mangaka popolare in Europa, in particolare in Italia e Francia, dove ha trovato una sorta di seconda casa artistica, Taniguchi scrive e disegna il volume “I guardiani del Louvre”, nel quale un disegnatore giapponese (in parte ricalcato su se stesso) si reca in visita al tanto famoso quanto vasto museo perdendosi, letteralmente, tra le sue stanze e le sue opere. La personale visione di Taniguchi del Louvre è subito evidente, dato che lo tratteggia più come qualcosa di magico, un mezzo in grado di trasportare in altri tempi e luoghi, che non un luogo prettamente fisico e statico. Per motivi non spiegati, e in fondo poco importanti, il protagonista ha accesso ad altri livelli di visione e conoscenza negati agli altri visitatori. Viene avvicinato da figure definite i guardiani del Louvre, in particolare da una sorta di reincarnazione della Nike di Samotracia. La statua della dea della vittoria, che ha acquisito carne e ossa, gli spiega che si stanno muovendo in una dimensione che esiste solo nella sua mente, un luogo più vicino alla realtà che al sogno. A quel punto è per lui possibile, anche se non in modo volontario e prevedibile, spostarsi nel tempo e nello spazio, incontrare Van Gogh nel suo ritiro bucolico, osservare lo smantellamento del museo allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, dialogare con artisti che non sono più vivi da secoli. Insomma, il museo come sogno, come viaggio, come porta di accesso a una conoscenza più ampia, che travalica ogni limite. Quello che, in fondo, dovrebbe essere ogni museo per chi è veramente attratto dalla sete di conoscenza. C’è in questo senso, una critica non troppo velata all’appiattimento dell’opera d’arte, che talvolta diventa una mera attrazione turistica. Questa considerazione viene fatta proprio davanti alla Gioconda, nota anche come Monna Lisa, celeberrimo quadro di Leonardo da Vinci. Questa donna con un'espressione pensierosa e un leggero sorriso, quasi enigmatico, diventa quasi il simbolo di un’arte banalizzata, trasformata in meta vacanziera e oggetto di selfie da frotte di visitatori che somigliano più a villeggianti che ad appassionati d’arte. Ma è solo un attimo, poi la narrazione si rituffa in mezzo a opere e artisti, spostandosi continuamente avanti e indietro nel tempo, in mezzo a quella fonte inesauribile di bellezza e riflessioni. Il segno pulito di Taniguchi aggiunge arte all’arte, riproducendo molti quadri nelle sue tavole. Il suo stile nipponico si adatta un poco alla bande dessinee, il fumetto francese, nel grade formato e nel colore, puntando su tinte tenui, delicate, che mutano nelle tonalità a seconda delle esigenze narrative. Il volume, in fondo, è anche la celebrazione di una felice unione che dura da tempo, quella tra la Francia e Taniguchi. Nominato Cavaliere dell’ordine delle Arti e delle Lettere dal governo francese, chiamato da marchi del calibro di Louis Vittuon e Cartier a realizzare immagini che esaltino i loro prodotti di lusso, Taniguchi in Francia è di casa, anche se ancora fatica un poco ad abituarsi a tutte queste attenzioni. Perché se il Giappone è uno dei mercati più grandi e vivaci al mondo per la produzione di fumetti, è difficile che questi vengano valorizzati come opere d’arte. Fortunatamente c’è il Louvre, che gli ha commissionato questo bel volume, a ricordargli che l’arte non ha confini.
Jiro Taniguchi
I guardiani del Louvre
Rizzoli - Lizard
pp. 160
euro 19,00
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