lunedì 12 dicembre 2016
LA DIVINA COMMEDIA DI GO NAGAI
TOKYO TRANSIT
Alberto Roi e Thomas Asca si conoscono fin dai tempi dell'università. La loro è l'amicizia dei naufraghi, di chi è diventato maestro nell'ondeggiare senza risolversi. Ma in una Tokyo troppo nitida per poterne fraintendere la fine, e troppo disturbata per mettersi in salvo, c'è bisogno di appigli; anche solo per certificare d'essere persi. E allora Alberto si aggrappa a Motoko, dolente padrona di casa sull'orlo della vecchiezza e monaca delle inquietudini, mentre Thomas, dedito a un colto rapporto con la cocaina, si stordisce di lavoro portando a spasso turisti in astinenza d'emozioni. Accompagnando quattro businessmen americani nel gelo cauterizzato di una giornata di fine 2005, i due avviano la traduzione automatica di un viaggio che diventa transito, di una città che si fa confezione per le sue stigmate. Ne esce un'epopea caustica e bruciante, raccontata con una lingua iperbolica che abbatte a scudisciate i mulini a vento di una contemporaneità fieramente disperata. Perché i giapponesi, parafrasando Kafka, non sono altro che pensieri suicidi nella mente di Dio.
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mercoledì 23 novembre 2016
ILLUSTRATION 2017
Ogni anno, a dicembre, la casa editrice Shoeisha pubblica un corposo volume (oltre 300 pagine) dedicato agli illustratori giapponesi, dalla semplice ma efficace struttura: due pagine ad autore, con una micro scheda (dati anagrafici e poco altro) e una selezione di sue immagine. Un ottimo modo per venire a conoscenza di artisti poco noti, o farsi un quadro più preciso di altri già noti (perché, magari, li si è intravisti sulla copertina di qualche magazine o in qualche campagna pubblicitaria). Il volume è una gioia per gli occhi e in Italia può essere richiesto a fioridiciliegioadriana@gmail.com.
sabato 19 novembre 2016
TUTTE LE COVER DI OSAMU TEZUKA
Nato nei pressi di Osaka il 3 novembre 1928, e scomparso il 9 febbraio del 1989, Osamu Tezuka è forse il più importante artista del mondo dei manga e degli anime. Debutta come fumettista ancora giovanissimo, nel 1946, con la serie intitolata Machan no Nikkicho (“Il diario di Macchan”). È solo il primo di un interminabile numero di fumetti, che gli faranno meritare l'appellativo manga no kamisama (“dio dei manga”). La celebrità arriva già dal 1947 con Shin Takarajima (“La nuova isola del tesoro”), libera reinterpretazione su testi di Shichima Sakai dei classici romanzi d'avventura. La fantascienza segue nel 1948 con Lost World, nel 1951 con Next World e da Tetsuwan Atom (“Atom dal braccio di ferro”, noto in Occidente come Astroboy), un ragazzino robotico. Tezuka è anche responsabile della creazione del primo shojo manga (manga per ragazze) grazie a Ribon no kishi (“Il cavaliere col fiocco”, in Italia La principessa Zaffiro), del 1953. Negli anni Sessanta si getta nell’avventura dell’animazione, a cui come autore deve moltissimo, poiché molto del suo modo di raccontare e disegnare deriva dalla visione di cartoni animati, in particolar modo quelli di Walt Disney. Fondata nel 1961 la Mushi Production, nel 1963 trasforma Tetsuwan Atom nella prima serie animata nipponica per la televisione. Due anni dopo segna un altro primato, la sua Jungle Taitei (“Il re della giungla”) è la prima serie giapponese a colori. Nel 1971 si allontana dalla Mushi Production, in difficoltà finanziarie e ormai con obiettivi diversi dai suoi, per creare la nuova Tezuka Productions, sotto il cui marchio realizza nel 1980 il lungometraggio fantascientifico L'uccello di fuoco 2772, ispirato a un suo manga. Nel corso degli anni si dedica anche all'animazione d'autore, per esempio con Jumping, divertente cortometraggio con cui nel 1984 vince il Gran Premio al Festival dell'animazione di Zagabria. Osamu Tezuka nella sua lunga e prolifica carriera ha realizzato anche centinaia di copertine per riviste e per volumi dei suoi manga. È propria a tali copertine che è dedicato il volume Osamu Tezuka's Cover Art Archives, un bel librone in giapponese ma dai testi stringatissimi, poiché quei tutto lo spazio è dedicato alle magnifiche immagini delle cover. In Italia il volume può essere richiesto a fioridiciliegioadriana@gmail.com.
SI DÀ IL CASO CHE
Dove si trova casa nostra? Domanda apparentemente semplice, se ci si riferisce solamente a un’indicazione topografica, ma decisamente più complessa se mira al “cuore” della questione, all’individuazione del luogo, non solo fisico, nel quale ci si sente maggiormente a proprio agio, di cui si condividono cultura e ideali. Il luogo, insomma, nel quale non solo si soggiorna (dormendo, mangiando e via dicendo) ma al quale si sente di “appartenere”. Chi scrive spesso usa la frase “la mia casa è dove appoggio il mio zaino”, ma si tratta, evidentemente, di un’espressione semplicistica e un po’ a effetto. La nostra casa può trovarsi molto lontana nello spazio e persino nel tempo da dove viviamo fisicamente. Se per motivi vari la vita ci ha portato ad abitare a grande distanza dai luoghi nei quali siamo cresciuti, qual è ora la nostra casa? Quella in cui ci siamo formati e che ci ha dato i ricordi, la lingua (nel senso di idioma), l’appartenenza culturale, persino i gusti culinari, o quella in cui abitiamo ora, con abitudini, parole, tradizioni che possono anche essere completamente differenti. Pare quasi che la domanda “dov’è la tua casa?” cominci a somigliare in modo impressionante alla domanda “chi sei?”.
Tali quesiti scorrono sotterranei, ma potentissimi, lungo tutta la graphic novel Si dà il caso che, nella quale appare evidente che l’autore Fumio Obata ha inserito molti elementi autobiografici. Per quanto la protagonista sia una donna, la giovane giapponese Yumiko, mentre Obata è un uomo, i due condividono le origini nipponiche e un trasferimento a Londra per motivi di lavoro che si trasforma in permanenza stabile per questioni affettive, culturali, emotive.
Yumiko è una designer e nelle prime tavole spiega “Sono giapponese e di tanto in tanto torno ancora in Giappone. Ma, qui, Londra, è casa mia.” Casa sua… O almeno ne è convinta. Perché, come spesso capita, la vita ci dà degli strattoni e ci costringe a riflettere anche su ciò che vogliamo evitare. La morte improvvisa, per incidente, del padre obbliga Yumiko a un ritorno precipitoso nella sua città natale, e a un confronto con la sua “vecchia” casa e il suo “vecchio” io. Comincia così un balletto narrativo temporale, grazie a flashback che portano la protagonista avanti e indietro nel tempo, per confrontarsi coi ricordi, con le aspirazioni, col suo stesso essere giapponese. La storia è intrisa di giapponesità, nei pensieri, nei comportamenti, nei rituali che talvolta hanno perso il loro significato originario. Yumiko è intelligente, poiché si pone delle domande, perché riflette sul suo destino, influenzata dal dolore della perdita, dalle pressioni della società (e quelle della società giapponese sono particolarmente forti), ma abbastanza lucida da non farsene soggiogare, perché è ormai chiaro che è figlia di due mondi. Come le tavole che la ritraggono, grandi e ordinate come quelle europee, ma ricche di silenzi e gestualità come quelle nipponiche. Con un disegno solo apparentemente semplice, al contrario attento al dettaglio e all’equilibrio della vignetta come della tavola, in grado di soffermarsi sia sulla visione d’insieme che sul particolare, poiché l’una non esiste senza l’altro. L’uso del colore, poi, è suggestivo e studiato, con tinte che sfumano una nell’altra e flashback che staccano dal resto puntando sul monocromatismo. Si dà il caso è il tipico volume a fumetti che si potrebbe acquistare d’impulso in libreria, dopo averlo sfogliato, proprio per la qualità del disegno, per la suggestione dei suoi paesaggi asiatici, per l’incanto degli scorci cittadini. Ma poi, leggendolo, ci si renderebbe conto che è ancora più valido sul piano narrativo, e che, in fondo, parla di ognuno di noi, o perlomeno di tutti coloro che almeno una volta nella vita hanno dovuto cambiare il luogo e il modo di vivere.
Forse noi esseri umani siamo come alberi. Le nostre radici sono piantate saldamente a terra e noi non possiamo farne a meno, poiché ci forniscono il nutrimento, ci permettono di crescere. Ma i nostri rami si tendono verso il cielo, lontani dal terreno, guardando al futuro. Probabilmente abbiamo bisogno di entrambe le cose ed escludere una parte o l’altra dell’albero porterebbe alla morte dello stesso. Non possiamo che ringraziare Obata per averci fatto riflettere su questo, in una graphic novel che ha saputo rendere universale il personale come solo i bravi narratori sanno fare.
Fumio Obata, Si dà il caso che, Bao Publishing, pp. 164, euro 19,00
mercoledì 19 ottobre 2016
JUMP! JUMP! JUMP!
I get up, and nothing gets me down.
You got it tough. I've seen the toughest around.
And I know, baby, just how you feel.
You've got to roll with the punches to get to what's real
Oh can't you see me standing here,
I've got my back against the record machine
I ain't the worst that you've seen.
Oh can't you see what I mean ?
Might as well jump. Jump!
Might as well jump.
Go ahead, jump. Jump!
Go ahead, jump.
Il libro può essere richiesto a fioridiciliegioadriana@gmail.com.
venerdì 16 settembre 2016
TRA ORIENTE E OCCIDENTE
Il racconto "Neve" porta la firma di un autore occidentale, francese per l’esattezza, così come le illustrazioni che corredano le parole, ma è evidente che gli autori nel realizzare l’opera hanno attinto a un immaginario asiatico. Il protagonista Yuko Akita è un poeta di haiku, brevi componimenti poetici in tre versi, ed è incantato, quasi ossessionato dalla neve, tanto da voler dedicare tutta la prorpia arte a quell’unico soggetto, scrivendo esclusivamente poesie incentrate sul candido elemento. Un personaggio monolitico, quindi, vincolato a un mondo anacronistico che accetta di abbandonare solo per breve tempo, per raggiungere un maestro, cieco, che gli faccia comprendere i colori, unico elemento che sembra mancare nei suoi haiku, troppo bianchi, troppo simili alla neve. Scopre inoltre che il sensei ha perduto da tempo la moglie, un’equilibrista che, caduta dal proprio filo, giace ora congelata tra i ghiacci divenendo una sorta di involontario trade d’union tra i due. Tutto il racconto si basa quindi su elementi fortemente favolistici, che riescono in qualche modo a fare propri spezzoni della cultura e della mistica asiatica, ma che in fondo non portano in scena altro che l’ennesima quest, un tema universale che, proprio per questo motivo, appare tanto grande quanto vuoto, nel suo essere totalmente al di fuori di una realtà assai meno poetica e abitata da uomini necessariamente più pragmatici. Il medesimo discorso vale per le illustrazioni, che si rifanno alle stampe ukiyo-e, nelle fisionomie e nei volti allungati dei personaggi, e agli acquerelli cinesi nella stesura dei colori e nel minimalismo, ma che sono evidentemente frutto di un gusto occidentale per quadricromia e composizione. E nelle quali avrei gradito una maggiore presenza della neve, dopotutto elemento portante della storia. Il libro resta comunque di gradevole lettura, sorta di favola contemporanea tra neve e ghiaccio.
Titolo: Neve
Autori: Maxence Fermine e Georges Lemoine
Editore: Bompiani
Numero pagine: 144
Anno: 2008
Prezzo: 12,00 euro
DUE ILLUSTRATION BOOK PER NADIA
Fushigi no umi no Nadia (“Nadia del mare incantato”), è una serie animata in 39 episodi del 1990, ambientata alla fine dell’Ottocento.
Parigi, esposizione universale del 1899. Il quattordicenne Jean incontra casualmente la coetanea Nadia, agilissima ex-artista circense, accompagnata dal leoncino King e inseguita dalla rossa Rebecca e dagli scagnozzi di quest’ultima. Inoltre, Jean scopre che Nadia non ricorda nulla delle proprie origini e porta al collo un ciondolo chiamato “pietra azzurra”. Col procedere della vicenda, Nadia e Jean vengono imbarcati a bordo del sottomarino Nautilus, comandato dall’arcigno capitano Nemo, in conflitto con l’impero di Neo Atlantide, il cui scopo è impadronirsi proprio della pietra azzurra dai misteriosi poteri. Avventura, azione, romanticismo per una serie ben disegnata e animata, oltre che dalle evidenti influenze verniane.In questo post, le immagini di due illustration book acquistabili presso fioridiciliegioadriana@gmail.com.
mercoledì 14 settembre 2016
domenica 4 settembre 2016
MAJOKKO MAGAZINE
La rivista Kettle (traducibile come "Bollitore") è incentrata sull'intrattenimento, in particolare serie televisive e film, e dedica il numero di agosto alle maghette. In Italia è acquistabile presso fioridiciliegioadriana@gmail.com al costo di 18 euro.
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