martedì 1 maggio 2018

ASTROMOSTRI!

Il fumetto qui segnalato non è giapponese, ma dato che il Giappone e il suo immaginario rivestono un ruolo fondamentale nella sua composizione me ne occupo più che volentieri.


La collana mensile da edicola Le storie, della Sergio Bonelli Editore, è un interessante esperimento che media tra fumetto popolare e graphic novel. Proponendo a una vasta platea di lettori storie autoconclusive slegate tra loro, che condividono unicamente la veste grafica ma ospitano racconti totalmente autonomi, nonché dagli autori e dai generi differenti, è per certi versi simile a una collana libraria di romanzi dove non è necessario aver letto gli altri volumi per comprenderne e apprezzarne uno. Rinuncia, insomma, alla serialità a favore della diversificazione e di una maggiore libertà narrativa. Per esempio, il protagonista non deve essere necessariamente buono o uscire sempre indenne da un’avventura (come capita a tutti gli eroi della casa editrice, da Tex a Dylan Dog), dato che il mese seguente non sarà più lui ad apparire su quelle pagine. Ovviamente, l’editore non rinnega le caratteristiche del fumetto popolare, di cui è un giustamente orgoglioso sostenitore, ma le attenua e apre la strada a sperimentazioni che sulle sue altre pubblicazioni il più delle volte non sarebbero possibili.
L’albo di cui parliamo in questa sede, Astromostri, rompe anche alcuni tabù grafici bonelliani, come la rigida impostazione delle tavole con vignette rettangolari poste su tre file (mediamente sei vignette a tavola) consentendo al disegnatore, Maurizio Rosenzweig, tradizionalmente anarchico nelle sue scelte grafiche, di optare per soluzioni ardite come vignette a doppia pagina, tavole impostate in verticale, sequenze mute, inquadrature oblique. Il tutto con un disegno personale, ricco di un tratteggio che dà corpo a diversi gradi di grigio, a personaggi e ambienti che rifuggono le “carinerie grafiche” a favore di una maggiore credibilità. Per quanto il disegno sia di matrice europea, alcune sequenze richiamano un’impostazione orientale, nipponica, e la cosa è evidentemente voluta, dato che il fumetto è ambientato in Giappone.
Lo sceneggiatore, Antonio Serra, grande amante dell’immaginario del Sol Levante, riversa le proprie passioni nella storia, mettendo in scena un plot fatto di mistero, fantascienza e kaiju (i mostri giganti alla Godzilla). Il suo protagonista, l’americano John, dopo la Seconda Guerra Mondiale decide di trasferirsi a Tokyo poiché in tale scelta vede una strada verso il futuro. Così si piomba nel 1965, con John che lavora per il cinema e coltiva la sua passione per la fantascienza. È proprio in quel periodo che la locale cinematografia di genere ha un boom, con mostri, alieni, principesse marziane e dischi volanti. Un mondo immaginario che per John non lo è poi tanto, trovandosi al centro di una vicenda nella quale risulta difficile discernere tra realtà e fantasia, in una girandola narrativa che include un gran numero di citazioni che faranno felici gli amanti del Giappone ma potrebbero sfuggire a lettori meno avvezzi a quel mondo (ma c’è sempre googole per le ricerche). Persino il titolo è una citazione: Astromostri deriva da L’invasione degli astromostri, titolo italiano di La grande guerra dei mostri, lungometraggio giapponese del 1965 e sesto sequel di Godzilla, una delle pellicole preferite dai fan del genere, non tanto per lo scontata struttura narrativa ma per la presenza di più mostri, degli alieni Xiliens e dell’attrice nipponica Kumi Mizuno. Praticamente, il titolo risulta essere una dichiarazione d’intenti, che si conferma nella scelta dei costumi e nell’aspetto di alcuni personaggi, che sembrano usciti direttamente da quella pellicola. Insomma, gli autori strizzano l’occhio al lettore per invitarlo a seguirli in un viaggio fantastico che è anche un puzzle fatto di altri frammenti narrativi, di ricordi e suggestioni, pezzi di passato che narravano un futuro talvolta spaventoso ma sempre immaginifico e affascinante. Un grande gioco narrativo, in buona parte riuscito, soprattutto per chi si è cibato di quello stesso immaginario fantastico. Tuttavia, manca un quid per rendere l’albo veramente completo, una trama più articolata avrebbe infatti giovato a tutta l’operazione, che scevra di tutte quelle citazioni, seppur intriganti, rischia di essere troppo semplice, giocata su un balletto tra realtà e oniricità che non risulta certo nuovo in termini narrativi. Una lettura piacevole, insomma, graficamente innovativa, ma che avrebbe potuto essere qualcosa di più se avesse osato ulteriormente nel suo scardinare le convenzioni di quel fumetto popolare di cui è figlia ribelle.

LA SCHEDA
Antonio Serra, Maurizio Rosenzwaig
Astromostri (albo numero 61 della collana Le storie)
Sergio Bonelli Editore, pp. 112, euro 4,00


PUPAZZETTI COLORATISSIMI


La Sanrio è nota soprattutto per la gattina Hello Kitty e per i gemellini Little Twin Star, ma molti altri sono i simpatici personaggini ideati e commercializzati, sotto forma di una cornucopia di gadget, dalla prolifica azienda giapponese. Dalla fragola Strawberry King al coniglietto My Melody, dal maialino Zashikibuta agli noi Goropikadon, le buffe creature create per i bambini ma che fanno impazzire gli adulti sono parecchie decine. Il volume tascabile "Sanrio Days" uscito diversi anni fa cataloga tutta quelle degli anni Settanta e Ottanta grazie a immagini a tutta pagina dagli stringati testi in giapponese. In appendice, una galleria di gadget fornisce un piccolo riassunto della sterminata produzione di oggetti dedica a tali personaggi. In Italia il volume può essere richiesto a fioridiciliegioadriana@gmail.com.



lunedì 2 aprile 2018

I NEGOZI DI MATEUSZ URBANOWICZ


Mateusz Urbanowicz è un disegnatore polacco che da qualche anno vive e lavora in Giappone (per case d'animazione) e ha deciso di immortalare nelle sue illustrazioni le facciate di palazzi e negozi incontrati lungo le vie giapponesi. In effetti, soprattutto nelle vie periferiche, lontano dai palazzoni di vetro e dagli appariscenti negozi delle grandi marche, le città giapponesi sono un florilegio di piccoli shop pittoreschi, magari dalle facciate in legno, con insegne dai misteriosi kanji e dai variopinti colori, circondati da piante o biciclette, da piccoli dettagli volontari o casuali, dai furin (campane a vento) a statue di buffe mascotte. Urbanowicz ne ha colto l'essenza, l'ha distillata e l'ha portata sulla carta col suo bel disegno spontaneo e accurato al medesimo tempo, mediando tra realismo e suggestione. Queste immagini vengono ora raccolte nel volume "Tokyo Storefronts". In Italia può essere richiesto a fioridiciliegioadriana@gmail.com.







ILLUSTRAZIONI DI RAGAZZE


"Art Book of Illustration Girls" non è un libro dalle grandi pretese. L'idea alla sua base è molto semplice, ogni pagina è dedicata all'illustrazione di una ragazza (o donna) affidata a un differente artista. Nessun testo, nessuna spiegazione, solo immagini frutto di autori poco noti che hanno così modo di farsi notare. Il livello oscilla molto da un'immagine all'altra, ma nel complesso il risultato è davvero gradevole. 123 matite giapponesi di cui a fine volume vengono ornati i contatti (siti e mail) per chi volesse mettersi in contatto con loro. Da sfogliare senza troppi pensieri.
In Italia il volume può essere richiesto a fioridiciliegioadriana@gmail.com.





giovedì 22 marzo 2018

NEVE ROSSA


La casa editrice Coconino annuncia la prossima pubblicazione del manga in un unico volume "Neve Rossa" (in originale "Akai Yuki"). Si tratta di una pregevole racconta di manga brevi, di Susumu Katsumata, che spesso si sofferma sugli yokai, fantasiose e temibili creature del folklore giapponese, stemperandone gli elementi più truci. I suoi prediletti sembrano essere i kappa, esseri delle dimensioni di bambini di circa dieci anni, con pelle verde e squamosa, mani e piedi palmati, guscio di tartaruga sul dorso. Katsumata è nato nel 1943, fumettista e illustratore ha esordito nel 1966 su Garo, rivista leader dell'underground giapponese.

domenica 18 marzo 2018

UN MANGA SOTTO LA PIOGGIA


“Come dopo la pioggia” è un manga di Jun Mayuzuki che ruota attorno a un tema tipico dei titoli adolescenziali: la difficoltà a dichiararsi e il balletto dei sentimenti che ruota attorno a una coppia non ancora formatasi. Con una particolarità, però: i due personaggi coinvolti hanno una differenza d’età di quasi 30 anni. La longilinea Akira Tachibana ha diciassette anni, e frequenta il secondo anno di liceo. Masami Kondo, invece, ha quarantacinque anni ed è il fin troppo ossequioso direttore di un piccolo ristorante per famiglie. Capitata per caso nel ristorante in questione, Tachibana si infatua del direttore e si fa assumere part time. È l’inizio di quel balletto di cui si parlava, con una Tachibana che inizialmente appare quasi inquietante nel suo osservare Masami, ma poi si fa più disinvolta. Alcune situazioni sono tirate un po’ troppo per le lunghe (come talvolta accade in questo genere), ma Mayazuki si risolleva nelle scene ambientate sotto la pioggia (abbastanza frequenti) e in alcune suggestive sequenze mute.
La serie, che è stata anche trasformata in anime, beneficia di un illustration book recentemente pubblicato in Giappone. Sulle sue pagine di grande formato si può apprezzare meglio il disegno dell’autore, le sue figure longilinee e dagli occhi enormi, colorate con tinte pastello talvolta troppo zuccherose ma sempre piacevoli. E, soprattutto, le melanconiche atmosfere piovose, vero e proprio marchio di fabbrica.
In Italia il manga è pubblicato da Star Comics, mentre l’illustration book può essere richiesto a fioridiciliegioadriana@gmail.com.







mercoledì 21 febbraio 2018

PUBBLICITÀ PER RAGAZZE


Ma quanto sono allegre, colorate, divertenti le riviste giapponesi per ragazze? Non da meno sono le pubblicità ospitate al loro interno. Un caleidoscopio di colori rosa, gialli, azzurri, che fanno da sfondo a pupazzetti kawaii, dentifrici alla frutta, caramelle frizzanti, bigiotteria cheap, peluche morbidosi e altri meravigliosi oggettini. Anche se chi scrive è un maschietto attempato, quando sfoglia le pagine di questo volume viene pervaso da un'allegria infantile. A volte per finire in un mondo da sogno basta qualche spicciolo e la vista di pupazzini e dolciumi.
In Italia il libro '80s Girly Magazine AD Collection può essere richiesto a fioridiciliegioadriana@gmail.com.






martedì 20 febbraio 2018

IL BASEBALL GIAPPONESE


Libro davvero particolare questo "Sayonara Home Run!". Volume in lingua inglese, apparentemente diretto a una nicchia di pubblico sportivo, è in realtà un ottimo libro di grafica e un'introduzione al mondo del collezionismo giapponese. Superbamente illustrato e impaginato, con migliaia di immagini di card (ma anche maschere, segnalibri e altri oggetti di carta), funge da guida propedeutica al baseball giapponese, o besuboru come direbbero gli indigeni, fornendo una breve storia dalla sua introduzione in terra nipponica, risalente al 1873, fino ai giorni nostri. Le card, poi, servono a presentare i campioni più famosi di ogni tempo, immortalati su innumerevoli rettangolini di carta. Ma l'aspetto più affascinante resta quello visivo, la formidabile ricchezza di immagini delle card, che potevano essere anche tonde o sagomate attorno alla figura del giocatore, dai colori appariscenti e dalla grafica che miscelava il gusto tradizionale giapponese con gli schemi di origine americana, il disegno con la fotografia. Molte card erano infatti disegnate, con uno stile deliziosamente naif e una peculiare scelta dei colori, a dir poco vivaci. Le card spaziAno dagli anni Venti ai Sessanta e, a prescindere che si sia appassionati di baseball o meno, sono una gioia per gli occhi, nonché l'ennesimo esempio di come il Giappone ha sempre saputo sfruttare a livello editoriale e collezionistico ogni fenomeno popolare. 
In Italia acquistabile da fioridiciliegioadriana@gmail.com


JOHN GALL e GARY ENGEL, Sayonara Home Run!, Chronicle Books, anno 2006, 18,95 dollari




venerdì 16 febbraio 2018

ALI D'ARGENTO


“Il mio aereo si scontrerà con una portaerei nemica e diventerà una massa di metallo. Mi unirò al metallo, affonderò nel mare dove dormite. I nemici che moriranno per il mio attacco speciale diventeranno parte di quel metallo, Il mio aereo e una portaerei nemica… Io e il nemico ci fonderemo…”. Le parole del protagonista di Ali d’argento (Tsubasa in originale, che significa “vento”) sono la migliore introduzione a questo breve fumetto che fornisce, con una precisione quasi documentaristica, un affresco degli ultimi giorni di alcuni piloti giapponesi alla fine della Seconda guerra mondiale. Il tema portante è quello delle tokko (note anche come kamikaze), le squadre speciali che si scagliano contro le navi americane nell’ultimo, disperato tentativo di allontanare una sconfitta che non vogliono accettare ma che è ormai inevitabile. Narrato con ritmi lenti, avvolti in una soffocante atmosfera di attesa e con un disegno freddo e preciso, questo fumetto riesce a fissare sulla carta, senza alcuna retorica, i sentimenti contrastanti di quei piloti suicidi, nei cui cuori albergano contemporaneamente la paura per la morte e un senso del dovere portato all’estremo. Scritto e disegnato da Ayumi Tachihara nel 1997, questo manga in un unico volume è disponibile da diversi anni anche in edizione italiana.


venerdì 9 febbraio 2018

UN MOOK PER MAZINGA Z


I giapponesi li chiamano mook, contrazione di magazine (“rivista”) e book (“libro”). Si tratta di pubblicazioni monografiche dal grande formato e dall'aspetto di rivista, ma in realtà veri e propri libri dedicati a una serie a un argomento. Tra gli ultimi moog pubblicati in Giappone ve ne è uno dedicato a Mazinger Z. Per quei quattro gatti che ancora non conoscessero Mazinga, ecco qualche appunto.
Il giovane Koji Kabuto è il pilota dell'enorme robot Mazinga Z – alto 18 metri e pesante 20 tonnellate – che riesce a controllare grazie all'Hover Pilder, un piccolo mezzo volante che si incastona nella testa di Mazinga trasformandosi in una cabina di controllo. Il robot è stato costruito dal nonno di Koji, il dr. Kabuto, per contrastare il dr. Hell, intenzionato a conquistare la Terra grazie ad altri robot meccanici anticamente costruiti dalla civiltà cretese e scoperti dai due scienziati, un tempo colleghi, nel corso di una spedizione archeologica. Il dr. Kabuto muore nel primo scontro, ma Koji continua la lotta aiutato dal professor Yumi, dalla figlia di quest'ultimo – Sayaka, che pilota il robot gigante Aphrodite A – e dal teppista di seconda categoria Boss alla guida dello scalcinato Boss Robot. Il robot e il pilota risiedono in una base attrezzata per affrontare i robot nemici che di volta in volta gli vengono scagliati addosso e che sono inevitabilmente sconfitti.
La serie televisiva Mazinger Z, Mazinga Z in Italia, nasce nel 1972 in casa Toei Animation e si compone di 92 episodi. Secondo quanto narrato dal suo stesso ideatore, Go Nagai, l’idea nasce del tutto casualmente: imbottigliato nel traffico cittadino, Nagai pensa che se dalla sua auto spuntassero braccia e gambe potrebbe scavalcare tutti gli altri automezzi. Un’immagine grezza, ma che sapientemente lavorata porta al concetto di robot gigante. Mazinga non è il primo colosso di metallo dell’animazione giapponese, ma è portatore di una serie di elementi innovativi, sconosciuti alle serie precedenti e destinati a fare scuola, che ne determinano il ruolo di capostipite di un nuovo filone. Il rapporto simbiotico tra il pilota e il robot, l’utilizzo di armi potentissime e originali (pugni a razzo, raggi fotonici, missili, ecc.), la grande dinamicità dei combattimenti, l’attenzione verso la tecnologia rendono Mazinga estremamente popolare presso un pubblico di giovanissimi.
Tornando al mook, come consuetudine di queste pubblicazioni è ricchissimo di immagini e non mancano neanche delle tavole tratte dal manga in cui Mazinga Z incontra il Grande Mazinga.
In Italia, il volume può essere richiesto a fioridiciliegioadriana@gmail.com.