"Nel 1922, Albert Londres, leggenda del giornalismo d'inchiesta, si imbarca per l'Asia come inviato del quotidiano francese «Excelsior» per realizzare il più ambizioso dei suoi reportage. Prima tappa, il Giappone. In una serie di articoli dallo stile funambolico, ironico e a tratti irriverente, il grande cronista ci trasporta nelle strade, tra i templi, i giardini, le case da tè di Tokyo e Kyoto e i brulicanti paesaggi industriali di Osaka, ci introduce alla mentalità e alle usanze giapponesi e ci fa respirare le tensioni che accompagnano i primi passi dell'Impero del Sol levante sulla scena politica internazionale. Le folgoranti osservazioni contenute in queste pagine descrivono lo smarrimento e la fascinazione provati di fronte a un mondo "lontano" e "indecifrabile" e colgono con acutezza i passaggi chiave di un paese "in ebollizione" che, sotto la spinta di profonde trasformazioni sociali ed economiche, sta ponendo le basi per la nascita del moderno Giappone. Prefazione di Corrado Molteni."
sabato 11 maggio 2019
CRONACA DI UN CAMBIAMENTO
"Nel 1922, Albert Londres, leggenda del giornalismo d'inchiesta, si imbarca per l'Asia come inviato del quotidiano francese «Excelsior» per realizzare il più ambizioso dei suoi reportage. Prima tappa, il Giappone. In una serie di articoli dallo stile funambolico, ironico e a tratti irriverente, il grande cronista ci trasporta nelle strade, tra i templi, i giardini, le case da tè di Tokyo e Kyoto e i brulicanti paesaggi industriali di Osaka, ci introduce alla mentalità e alle usanze giapponesi e ci fa respirare le tensioni che accompagnano i primi passi dell'Impero del Sol levante sulla scena politica internazionale. Le folgoranti osservazioni contenute in queste pagine descrivono lo smarrimento e la fascinazione provati di fronte a un mondo "lontano" e "indecifrabile" e colgono con acutezza i passaggi chiave di un paese "in ebollizione" che, sotto la spinta di profonde trasformazioni sociali ed economiche, sta ponendo le basi per la nascita del moderno Giappone. Prefazione di Corrado Molteni."
IL RAGAZZO NOSTALGICO
martedì 7 maggio 2019
QUESTA È L'ITALIA
Keiko Ichiguchi oltre a essere una persona squisita è una brava mangaka e, soprattutto, è in bilico tra due culture, quella giapponese (la sua cultura originaria) e quella italiana (vive a Bologna da decenni). Quindi, il suo nuovo manga, nel quale fornisce una personale visione del nostro Paese, si preannuncia come particolarmente interessante. Il volume ("mamma, questa è l'Italia", 176 pp, 15 euro) è stato annunciato dal suo editore, Kappalab. Nell'attesa di poterlo leggere, vi giro il comunicato della casa editrice.
"Keiko arriva in Italia dal Giappone con una valigia e la voglia di ricominciare. Non conosce nessuno, ma col tempo trova amici e un compagno per la vita. Le uniche difficoltà? Adattarsi alle idiosincrasie del nostro Bel Paese.
Come conciliare gli usi e costumi nipponici con quelli nostrani? E, soprattutto, come rassicurare una mamma giapponese davvero preoccupata del fatto che si possa vivere bene anche in Italia... quando è faticoso capire perfino le sue tante contraddizioni? Una commedia autobiografica raccontata attraverso vignette che si leggono come un diario intimo e familiare.
Con gli occhi imparziali di uno straniero, ma con un amore incondizionato per la nostra terra, Keiko Ichiguchi ci aiuta a scoprire i nostri pregi e difetti, i tic, le ossessioni e le nostre manie più curiose o imbarazzanti... viste dall’esterno.
Dopo aver rivelato agli italiani le vere facce del Giappone, Keiko racconta alla mamma la sua imprevedibile vita in Italia, con l’occhio di una vera giapponese DOC che vive nel Bel Paese fin dagli Anni Novanta, sposata con un disegnatore di fumetti bolognese."
mercoledì 24 aprile 2019
KATSUYA TERADA REAL SIZE
Terada si è cimentato anche coi manga, pere esempio con Saiyukiden Daienou, edito nel 1998 dalla Shueisha. Si tratta dell'ennessima interpretazione della storia cinese dello Scimmiotto (la stessa di Dragonball, per intenderci), ma trattata da un punto di vista estremamente personale, innovativo e ricco di provocazioni (lo Scimmiotto cerca Budda per ucciderlo), grazie alle forti dosi di violenza e agli spunti sadomaso, ai colori forti e incisivi, alle diverse tecniche pittoriche utilizzate.
I manga in bianco e nero arrivano invece con le storie del ciclo Rakuda ga warau (“Il cammello che ride”), raccolte nel 2003 dalla casa editrice Wanimagazine sul quarto numero della rivista/libro WaniPix. Storie hard boiled che ricordano il primo Metal Hurlant, con un bianco e nero di chiara matrice europea che bandisce completamente i retini per belle pennellate e abili tratteggi. Il protagonista, spesso immerso in bagni di sesso e violenza, è uno yakuza omosessuale che ama le donne (!).
Un'altra prova delle formidabile spinta creativa di Terada è data da un altro volume di immagini, Terada Katsuya Rakugaking, edito nel 2002 dalla casa editrice Aspect. Questo parallelepipedo di carta è formato da mille pagine, contenenti ognuna almeno un disegno, anzi un rakuga, uno scarabocchio, uno schizzo, un disegno non utilizzato, un'illustrazione rimasta in un cassetto. Migliaia di immagini si susseguono quindi senza testo, spesso fortamente influenzate da Moebius, ma in alcuni disegni sembra emergere Munoz, mentre in altri schizzi pare addirittura di intravedere la ligne claire. Ma, infine, a prevalere è sempre lui, Katsuya Terada, il Rakugaking, col suo disegno ricchissimo di tratti, i suoi personaggi folli, le sue donne carnose, i demoni spaventosi. E così Katsuya Terada si conferma come uno degli artisti più prepotentemente visionari dell'attuale panorama nipponico, in grado di padroneggiare sia il colore che il bianco e nero, dotato di una forza interiore, violenta e irrefrenabile, che si ciba di tutto ciò che ha intorno per trasformarlo in nuovi immagini, nuovi sogni, nuovi incubi.
In Giappone è appena uscito un nuovo volume di illustrazioni dal titolo Katsuya Terada Real Side, ennesima dimostrazione del suo straordinario talento artistico. Il libro raccoglie solo le immagini realizzate da Terada nel corso di eventi durante i quali disegna in diretta. Che si tratti piccole immagini su un block notes o di enormi visioni disegnate direttamente su pareti, l’artista gli dà forma senza alcuno schizzo preparatorio, senza una bozza, un layout, quasi uscissero magicamente dalla testa e prendessero forma autonomamente. Immagini futuristiche, oniriche, affascinanti e inquietanti al medesimo tempo, nelle quali volti di bellissime fanciulle si fondono con corpi tentacolari, strumenti tecnologici, carne e metallo. Figure che non sembrano avere un principio e una fine, sufficienti a sé stesse, pronte a librarsi nel vuoto, come in assenza di gravità. Profeta di un futuro dove organico e inorganico non sono poi così distinti, Terada insiste nel rendere reale, o perlomeno credibile, l’irreale. “Visionario” continua a essere l’aggettivo più adatto per il suo lavoro. Il Real Size del titolo si riferisce al fatto che i disegni vengono proposti nel loro formato reale. Quando questo non è possibile (alcuni sono alti un paio di metri) vengono proposti per intero in scala 1:16 e “spezzati” in dettagli in scala 1:1.
In Italia il volume può essere acquistato da fioridiciliegioadriana@gmail.com.
martedì 23 aprile 2019
NON È TUTTO ORO…
Titolo: Giappone
Collana: The Passenger
Editore: Iperborea
numero pagine: 192
Prezzo: 19,50 euro
lunedì 22 aprile 2019
TANIGUCHI IN EDICOLA
Ho incontrato per la prima volta Jiro Taniguchi nel 1996, se non sbaglio era novembre, nel corso del mio primo viaggio a Tokyo.
All'epoca, in Italia, nessuno sapeva niente di questo autore, anche se un suo volume (o meglio metà di esso) era già stato pubblicato, ma era passato del tutto inosservato. Si trattava di Hotel Harbour View. Io stesso non avevo un quadro completo delle sue opere e non era stato Hotel Harbour View a colpirmi, bensì un manga molto più "semplice" e intimista, dal titolo Aruko Hito ("L'uomo che cammina"), trovato presso lo stand della Kodansha a una Fiera del Libro di Bologna. Potete immaginare la perplessità della casa editrice Kodansha di fronte a una mia richiesta (all'epoca giornalista assolutamente sconosciuto a qualsiasi editore nipponico) di intervistare Taniguchi. Evidentemente la curiosità e la passione che mi avevano spinto fino a quel lontano Paese (accompagnate da una certa sfrontatezza) devono aver colpito gli affabili redattori del settimanale Morning, che in pochi giorni organizzarono un incontro con l'autore. In una rumorosa caffetteria di Tokyo mi ritrovai quindi faccia a faccia con questo signore di cinquant'anni (era nato il 14 agosto 1947), di piccola statura, con un bel paio di baffi e dei capelli insolitamente lunghi per un giapponese. Ricordo ancora che mi fece l'impressione di un tranquillo signore inglese. Taniguchi inconsapevolmente mi fece un gran regalo, estrasse da una grande cartella che aveva con sé due enormi tavole ancora a matita: erano le prime pagine (con una spettacolare veduta di Tokyo dall'alto) della storia che stava disegnando su testi di Moebius: Icar. Io ero la prima persona al mondo a vedere quelle tavole, che non erano ancora state visionate nemmeno da Moebius e dalla redazione di Morning. Un primo incontro fruttuosissimo in cui tra l'altro Taniguchi confermò la sua passione per alcuni autori europei, «mi piacciono i fumetti di Attilio Micheluzzi, amo il disegno di Vittorio Giardino, conosco i lavori di Silvio Cadelo…», affermò col suo consueto fare tranquillo.
Di acqua ne è passata sotto i ponti e oggi, per quanto poco noto al grande pubblico, Taniguchi è molto apprezzato dagli appassionati di fumetti, anche italiani, dopo, inutile nasconderlo, una forte difficoltà iniziale incontrata per farlo apprezzare e pubblicare dagli editori nostrani. Ricordo la sua felicità quando un suo volume, proprio L’uomo che cammina, venne inserito nella collana di fumetti edita come allegato da La Repubblica (la prima collana di questo genere, che ha aperto la strada a tutte le altre). Lui, unico autore giapponese, si trovava in mezzo ai più grandi artisti di tutto il mondo. Ecco, mi spiace solo questo, che non possa vedere questa collana a lui interamente dedicata, dimostrazione che quel precedente con La Repubblica non fu solo un caso e che rientra a pieno merito tra quei grandi che tanto stimava. Ciao, Jiro, ci vediamo nei tuoi fumetti.
venerdì 22 marzo 2019
FANTASCIENTIFICHE FANCIULLE
domenica 10 marzo 2019
NUOVA EDIZIONE PER DANGUARD A
Tale edizione, oltre al manga di Matsumoto, ospitato con le sue pagine di apertura a colori, conterrà anche un manga di 50 pagine disegnato da Yū Okazaki (岡 崎 優) e un altro di Yoshihiro Moritō (森 藤 よ し ひ ろ). Il tutto sarà accompagnato da molte illustrazioni e materiali extra.
Il manga di Danguard A nasce nel 1977. Nella seconda metà degli anni Settanta, i robot giganti spopolano sulle televisioni giapponesi. Merito soprattutto di Go Nagai che, con Mazinger Z nel 1972 e molti altri robot successivi, crea un vero e proprio filone. La principale casa produttrice di questi anime è la Toei con cui però, dopo anni di collaborazione, Nagai ha un diverbio che lo spinge ad allontanarsi. La Toei corre ai ripari cercando di reclutare altri nomi famosi, e fra questi vi è Leiji Matsumoto, spinto proprio a creare una nuova serie robotica. Famoso per opere fantascientifiche, Matsumoto non ama quelle dedicate ai robot giganti, probabilmente è proprio per questo motivo che la sua Wakusei Robot Danguard Ace (Danguard Ace, il robot planetario, 1977, 56 episodi) si dimostra decisamente innovativa. Innanzitutto Matsumoto scardina la struttura tradizionale delle puntate che impone che ogni episodio ruoti attorno all'immancabile scontro tra robot giganti. Il protagonista Takuma Ichimonji deve sì combattere contro forze ostili, ma per farlo deve prima addestrarsi alla guida del robot gigante Danguard A. Buona parte della serie ruota quindi attorno al suo duro addestramento e al rapporto col suo severissimo istruttore, il capitano Dan dal volto coperto da una maschera di ferro.
Le prime puntate della serie sono quindi un succedersi di addestramenti di volo (affascinanti i voli sui caccia), che si alternano ai primi scontri col nemico. Matsumoto infonde una particolare atmosfera malinconica alla serie (indimenticabili le sequenze in cui il cattivo suona la quinta sinfonia di Beethoven su un organo a canne), mentre al character design Shingo Araki dimostra tutto il suo valore e mette la propria firma sul protagonista dotandolo di enorme capigliatura al vento e occhi grandi e allungati. La seconda innovazione è data dal robot stesso, Danguard è infatti trasformabile in un enorme caccia. Matsumoto sostituisce la combinabilità dei robot di Nagai con la trasformabilità. Takuma guida un piccolo caccia che non è altro che il casco di Danguard, che andando a incastrarsi sulla testa di quest'ultimo ne diventa la cabina di guida. Danguard, ruotando alcune parti del corpo e piegando braccia e gambe, si trasforma in astronave meravigliando il pubblico e facendo la felicità dei produttori di giocattoli, che hanno un nuovo "gioiellino" da immettere sul mercato. Come consuetudine per quei tempi Matsumoto realizza contemporaneamente il manga e, libero dai vincoli Toei, può concentrasri maggiormente sui personaggi, calcando maggiormente su quelle atmosfere romantiche e malinconiche che lo caratterizzano. Purtroppo la serie dura solo due volumi, ma abbastanza per entusiasmare i fan del maestro.
domenica 24 febbraio 2019
DIARIO DI UNA SCOMPARSA
Chi ritiene che la vita dell’autore di fumetti sia tutta rose e fiori dovrebbe studiarsi con attenzione proprio quella di Hideo Azuma, artista abbastanza noto anche nel nostro Paese, la cui vita e la cui carriera professionale sono costellate di crisi dovute a super lavoro e a eccesso di stress. Ma partiamo dal principio. Hiroshi Azuna nasce il 6 febbraio del 1950, sulla fredda isola di Hokkaido, e debutta nel mondo dei manga nel 1969, a soli diciannove anni. Sin dall’inizi si dimostra un mangaka versatile, spaziando tra i generi più vari, dalla fantascienza, all'azione, all'erotico. Pubblica su varie riviste, ma soprattutto su Shonen Champion e su Princess, la prima diretta a un pubblico maschile, shonen, la seconda a un pubblico femminile, shojo.
Nel 1979 crea Shiberu, considerato il primo lolicon manga, ovvero un fumetto aventi quali protagonista ragazzine dalla forte attrattiva erotica, che si rifanno alla Lolita del romanziere Vladimir Nabokov. Per questo motivo si guadagna il titolo di “padre dei lolicon”. I suoi manga più celebri, che lo rendono noto in Occidente, restano però quelli umoristici. In particolare la serie in due volumi del 1979 Olympos no Polon (“Polon dell'Olimpo”), parodia degli dei greci e dei loro vizi, ance se lo stesso Azuna confessa di essersi scarsamente documentato sull’argomento: “odio dover cercare il materiale per disegnare i miei fumetti. Anche per questa serie ho consultato solo un libro, e neanche l’ho letto tutto. Ho letto solo le storie che mi interessavano di più per prendere degli spunti. Se avessi usato in maniera più ortodossa i racconti antichi, forse nessuno avrebbe comparto il mio fumetto.” Il manga viene trasformato in serie televisiva nel 1982 nota in Italia come C’era una volta Pollon. Motore delle vicende è la protagonista, Pollon, ragazzina graziosa e dalla bionda chioma adornata di alloro, vivacissima figlia del dio Apollo, con cui vive nell'Olimpo, la casa di tutte le divinità. Ama cantare e talvolta cerca di intrattenere tutti i suoi amici obbligandoli ad ascoltarla, nonostante sia incredibilmente stonata. È grande amica di Eros, dio dell'amore, anche se il loro rapporto è molto conflittuale, soprattutto a causa di Pollon che lo prende continuamente in giro per il suo aspetto. Il sogno della piccola Pollon è diventare una dea a tutti gli effetti, perciò tormenta ogni divinità dell'Olimpo perché esaudisca il suo desiderio.
Altra serie molto popolare, sia sotto forma di manga sia come anime, è Nanako S.O.S., da noi conosciuta come Nanà Supergirl.
A questo punto la vita di Azuma potrebbe sembrare un’esistenza costellata di successi e felicità, in realtà l’iperlavoro lo trascina più volte in una spirale di stress impossibile da reggere. Nel 1989 diviene un barbone, nel 1992 svolge l’attività di operaio, nel 1998 è preda dell’alcolismo. Ogni volta, faticosamente e con l’aiuto della famiglia, riesce a superare i momenti difficili e a tornare ai manga, ma a costo di grandi sacrifici. Tutto ciò è narrato, con garbato umorismo, in quella che è probabilmente la sua opera più importante, Shisso Nikki (“Diario di una Scomparsa”) che vince il Gran Premio del 2005 al Japan Media Arts Festival nella sezione Manga. Senza remore e senza imbarazzo, Azuma, col suo tratto semplice e pulito, vi narra le difficoltà e gli angoli oscuri di una professione troppo spesso mitizzata.
Per tutte le immagini ©Hideo Azuma
mercoledì 6 febbraio 2019
MADE IN JAPAN
Dare vita a un'antologia a fumetti è impresa più complessa di quanto non sembri. È necessario trovare un solido filo conduttore, amalgamarvi attorno un gruppo di autori molto differenti tra loro per stile ma equilibrati nel complesso, realizzare storie brevi senza essere banali e soprattutto senza cedere alla tentazione di renderle solamente uno spettacolo visivo. Made in Japan riesce a far convivere ognuno di questi tasselli in un puzzle perfettamente riuscito. Sedici autori, otto francesi e otto giapponesi, recatisi in differenti località dell'arcipelago nipponico debbono fissare sulla carta emozioni, dettagli, impressioni su ciò che sta intorno a loro. Lo fanno molto bene, in piena libertà, ognuno con una sensibilità, una narrazione, un disegno personalissimi. Mentre quelli nipponici appaiono più legati alla tradizione, al Giappone classico con i suoi dettagli affascinati e le sue leggende misteriose, gli occidentali paiono incantati e frastornati dalla sua modernità e dalla differente mentalità locale. Il risultato finale, che si legge avidamente, è un caleidoscopio di immagini e imput che provoca un irrefrenabile desiderio di prendere il primo aereo diretto in Giappone, per vivere di persona quanto assaporato attraverso il filtro creativo degli artisti. Il volume è uscito diversi anni fa (nel 2007), ma se riuscite a trovarlo in qualche libreria, o sulle bancarelle dell'usato, non fatevelo sfuggire..
AA.VV., Made in Japan, Coconino, 16,00 EURO
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