sabato 29 luglio 2017
mercoledì 26 luglio 2017
GATTI CONTRO SHOJI
In Italia il volume può essere richiesto a fioridiciliegioadriana@gmail.com.
COLLEZIONARE GOMME PER CANCELLARE
In Italia il libro può essere richiesto a fioridiciliegioadriana@gmail.com.
INQUIETUDINE D'AMORE
Si tratta di un atto unico scritto per il teatro e pubblicato per la prima volta in Giappone nel 1949. Con tre soli personaggi a calcare le scene, una breve e intensa storia d'amore dal tragico finale, una sorta di Giulietta e Romeo in chiave popolare e orientale. Un dramma d'amore e morte tipico dello scrittore giapponese che di questi due temi si occupò spesso, talvolta legandoli indissolubilmente, caricando soprattutto la morte di significati eroici e liberatori.
Shigeru, giovane delinquente di 17 anni in fuga dalle proprie azioni, e Michiko, figlia di un venditore ambulante di frutta, sono gli amanti maledetti, maledetti dal loro amore che non possono realizzare, maledetti dal loro futuro che sotto forma di un feto in abito da marinaio li condanna ancora prima che abbiano commesso la loro colpa. Un atto costruito tutto sui dialoghi dei due giovani, sul loro amore, sulle loro paure, sulla loro inquietudine.
Perché segnalare ora questa piccola opera? Perché ora è scaricabile gratuitamente dalla rete all'indirizzo http://www.stradebianchelibri.com/millelire.html. Un paio di click e potrete leggerlo anche voi senza spendere nulla.
venerdì 21 luglio 2017
SENTIMENTI GIAPPONESI
I libri (romanzo e manga) di cui si parla in questa recensione sono usciti da qualche anno anche in Italia, ma vista la loro qualità vale la pena di tornarci sopra.
Gran parte delle opere giapponesi di narrativa (romanzi, film, fumetti, ecc.) ruota attorno a un tema peculiare e delicato, quella della “distanza”. Una distanza non fisica, ma psicologica, la distanza che si crea tra un essere umano e l’altro e che è molto difficile da colmare, poiché non esiste alcun mezzo di trasporto in grado di accorciarla se non l’animo umano stesso. Per motivi culturali, sociali, psicologici, uomini e donne giapponesi, di qualsiasi età, faticano molto nel creare, gestire e mantenere relazioni interpersonali. La scarsa propensione a mostrare i sentimenti, la difficoltà nel dialogare sinceramente, l’estraneità al contatto fisico, delle regole sociali che fanno dell’omologazione la normalità, contribuiscono a rendere i rapporti umani freddi, per certi versi indecifrabili. Socializzare è difficile, stringere un solido rapporto di coppia (basato sui sentimenti oltre che sulla convenienza) difficilissimo. Ancor di più se questo legame unisce, o prova ad unire, persone di ceti differenti o anagraficamente molto distanti tra loro. Questo lungo cappello per introdurre un romanzo, e un manga (fumetto giapponese) da esso tratto, che fa dell’incontro tra una giovane donna e un anziano professore il proprio fulcro. “La cartella del professore”, di Hiromi Kawakami (o Kawakami Hiromi, visto che i giapponesi scrivono prima il cognome e poi il nome), è una love story leggermente atipica per il lettore occidentale, non solo perché i due protagonisti sono divisi da una trentina d’anni di differenza, ma anche perché soggetti alle convenzioni di una cultura e di una società che non gli facilitano il già difficile compito. Tsukiko è una single che ha poco meno di quarant’anni quando incontra il professore in pensione Harutsuma Matsumoto. I due, in realtà, già si conoscono, poiché molti anni prima Tsukiko è stata sua allieva.
Il localino che fa da palcoscenico a questo primo riavvicinamento è uno delle tante migliaia presenti a Tokyo, ove è possibile bere qualcosa e consumare tipici piatti locali, meta soprattutto di salaryman all’uscita dal lavoro.
I due scambiano qualche parola e, praticamente senza mai darsi appuntamento, tornano a incrociarsi più volte in quello o in altri locali simili della zona. Il loro rapporto appare abbastanza freddo, eppure non perdono occasione per sedersi fianco a fianco davanti a un bancone e sorseggiare birra piuttosto che saké, stuzzicare piatti a base di funghi, pesce, alghe o altro ancora. I loro dialoghi sono asciutti, come la prosa di Kawakami, tipicamente giapponesi, tesi a smuovere la superficie piuttosto che ad andare in profondità, rispettando un’etichetta che non consente di addentrarsi nel personale e che quindi attribuisce a ogni parola un grande peso specifico. Questo lungo balletto di incontri fugaci e di frasi non dette assume perciò sfumature poetiche, ma per un occidentale è a tratti abbastanza incomprensibile. Basti pensare che Tsukiko chiama sempre, freddamente e impersonalmente, il proprio compagno di bevute “professore”, e che anche dopo molti incontri si offende per una domanda tutto sommato banale: “L’ha trascorso con il suo fidanzato, il Natale?” La donne è forse indispettita per l’intrusione nella sua privacy, forse perché senza averlo mai detto o pensato già vede il professore come il proprio fidanzato. Sono necessari ben due anni perché quella che potrebbe essere una relazione lo diventi veramente, trasformando il professore e la sua ex allieva una coppia a tutti gli effetti.
La trasposizione del romanzo in fumetto (col titolo “Gli anni dolci”) avviene nel pieno rispetto dell’opera. Jiro Taniguchi (uno dei più importanti artisti della scena nipponica) rimane fedele alla storia e cerca di mantenerne integri il più possibile i dialoghi, non opera alcun intervento di sottrazione, al contrario arricchisce il lavoro della Kawakami col proprio disegno. Per nulla descrittivo per quel che riguarda le ambientazioni, il romanzo lascia al lettore il compito di immaginarsi i locali in cui avvengono la maggior parte degli incontri dei personaggi. Il manga, invece, può permettersi di mostrarli nel dettaglio, fornendo un interessante e affascinante spaccato del quotidiano nipponico. Quelle piccole sale, con avventori gomito a gomito davanti a un bancone sul quale il gestore/cuoco porge loro piattini di manicaretti giapponesi, acquistano tridimensionalità e si arricchiscono di particolari: ciotole, bacchette, menù scritti in kanji, tendine in stoffa, paraventi in legno e carta, piatti di verdure e tofu, interminabili file di bottiglie di saké. Pare quasi di sentire i rumori e gli odori di quei luoghi tanto semplici e tanto esotici al medesimo tempo. Lo stesso accade una volta varcata la soglia per tornare all’aperto, in viuzze piene di case in legno e vasi con piante, o grandi strade costeggiate da grattacieli e da interminabili file di insegne luminose. Il tratto di Taniguchi è di chiara matrice nipponica, pulito, preciso, attento all’essenziale, arricchito da un sapiente uso dei retini che trasformano il bianco e nero in una gradevole scala di grigi, mai soffocanti, anzi caldi e per nulla invadenti. Le tavole sono un preciso mosaico di vignette, spesso giocato sulle pause e sugli sguardi, con una perfetta gestione dei dialoghi ma anche dei silenzi, spesso più importanti dei primi. Curiosamente, per delineare il volto di Tsukiko, poco dettagliato dalla Kawakami, Taniguchi si rifà a quello della sua autrice. “Per Tsukiko ho usato Kawakami come modello!” spiega il mangaka. “Ogni volta che leggo i suoi romanzi, le protagoniste hanno sempre il loro volto.” In realtà, osservando foto e disegno affiancati, le due ci paiono abbastanza differenti, ma non è questo ciò che importa, bensì la capacità di mostrarne, attraverso rivelatorie espressioni, pensieri e sentimenti. Impresa difficilissima eppure completamente riuscita.
Hiromi Kawakami
La cartella del professore
Einaudi
pp. 182
euro 18,50
Jiro Taniguchi
Gli anni dolci vol. I e vol. II
Rizzoli - Lizard
pp. 208 e 240
euro 17,00 cad.
Il localino che fa da palcoscenico a questo primo riavvicinamento è uno delle tante migliaia presenti a Tokyo, ove è possibile bere qualcosa e consumare tipici piatti locali, meta soprattutto di salaryman all’uscita dal lavoro.
I due scambiano qualche parola e, praticamente senza mai darsi appuntamento, tornano a incrociarsi più volte in quello o in altri locali simili della zona. Il loro rapporto appare abbastanza freddo, eppure non perdono occasione per sedersi fianco a fianco davanti a un bancone e sorseggiare birra piuttosto che saké, stuzzicare piatti a base di funghi, pesce, alghe o altro ancora. I loro dialoghi sono asciutti, come la prosa di Kawakami, tipicamente giapponesi, tesi a smuovere la superficie piuttosto che ad andare in profondità, rispettando un’etichetta che non consente di addentrarsi nel personale e che quindi attribuisce a ogni parola un grande peso specifico. Questo lungo balletto di incontri fugaci e di frasi non dette assume perciò sfumature poetiche, ma per un occidentale è a tratti abbastanza incomprensibile. Basti pensare che Tsukiko chiama sempre, freddamente e impersonalmente, il proprio compagno di bevute “professore”, e che anche dopo molti incontri si offende per una domanda tutto sommato banale: “L’ha trascorso con il suo fidanzato, il Natale?” La donne è forse indispettita per l’intrusione nella sua privacy, forse perché senza averlo mai detto o pensato già vede il professore come il proprio fidanzato. Sono necessari ben due anni perché quella che potrebbe essere una relazione lo diventi veramente, trasformando il professore e la sua ex allieva una coppia a tutti gli effetti.
La trasposizione del romanzo in fumetto (col titolo “Gli anni dolci”) avviene nel pieno rispetto dell’opera. Jiro Taniguchi (uno dei più importanti artisti della scena nipponica) rimane fedele alla storia e cerca di mantenerne integri il più possibile i dialoghi, non opera alcun intervento di sottrazione, al contrario arricchisce il lavoro della Kawakami col proprio disegno. Per nulla descrittivo per quel che riguarda le ambientazioni, il romanzo lascia al lettore il compito di immaginarsi i locali in cui avvengono la maggior parte degli incontri dei personaggi. Il manga, invece, può permettersi di mostrarli nel dettaglio, fornendo un interessante e affascinante spaccato del quotidiano nipponico. Quelle piccole sale, con avventori gomito a gomito davanti a un bancone sul quale il gestore/cuoco porge loro piattini di manicaretti giapponesi, acquistano tridimensionalità e si arricchiscono di particolari: ciotole, bacchette, menù scritti in kanji, tendine in stoffa, paraventi in legno e carta, piatti di verdure e tofu, interminabili file di bottiglie di saké. Pare quasi di sentire i rumori e gli odori di quei luoghi tanto semplici e tanto esotici al medesimo tempo. Lo stesso accade una volta varcata la soglia per tornare all’aperto, in viuzze piene di case in legno e vasi con piante, o grandi strade costeggiate da grattacieli e da interminabili file di insegne luminose. Il tratto di Taniguchi è di chiara matrice nipponica, pulito, preciso, attento all’essenziale, arricchito da un sapiente uso dei retini che trasformano il bianco e nero in una gradevole scala di grigi, mai soffocanti, anzi caldi e per nulla invadenti. Le tavole sono un preciso mosaico di vignette, spesso giocato sulle pause e sugli sguardi, con una perfetta gestione dei dialoghi ma anche dei silenzi, spesso più importanti dei primi. Curiosamente, per delineare il volto di Tsukiko, poco dettagliato dalla Kawakami, Taniguchi si rifà a quello della sua autrice. “Per Tsukiko ho usato Kawakami come modello!” spiega il mangaka. “Ogni volta che leggo i suoi romanzi, le protagoniste hanno sempre il loro volto.” In realtà, osservando foto e disegno affiancati, le due ci paiono abbastanza differenti, ma non è questo ciò che importa, bensì la capacità di mostrarne, attraverso rivelatorie espressioni, pensieri e sentimenti. Impresa difficilissima eppure completamente riuscita.
Hiromi Kawakami
La cartella del professore
Einaudi
pp. 182
euro 18,50
Jiro Taniguchi
Gli anni dolci vol. I e vol. II
Rizzoli - Lizard
pp. 208 e 240
euro 17,00 cad.
giovedì 20 luglio 2017
UN ILLUSTRATION BOOK PER ANGEL HEART
venerdì 23 giugno 2017
IMMAGINI & PAROLE
Illustrazione di Kazuo Oga (collaboratore dello Studio Ghibli), parole di Sankigi Toge. Tratto dal libro (bilingue: giapponese/inglese) "The Second Movement". Acquistabile in Italia presso fioridiciliegioadriana@gmail.com.
sabato 10 giugno 2017
IL LETARGO DEI SENTIMENTI
La neonata Edizioni Oblomov ha annunciato l'imminente ristampa del volume "Il Letargo dei Sentimenti" di Igort. La recensione che pubblico sotto è stata da me scritta parecchi anni fa, quando uscì l'edizione della Granata Press (e la cover si riferisce a quella edizione). All'uscita del volume riveduto mi riprometto di parlarne nuovamente.
Particolari atmosfere aleggiano su i due racconti contenuti nel volume IL LETARGO DEI SENTIMENTI. Il primo, ISHIKI NO KASHI, è intriso di Giappone, di lottatori di sumo, di atmosfere che paiono uscire dai romanzi di Yukio Mishima per insinuarsi tra le tavole di Igort. Un Giappone grande e decadente allo stesso tempo, contemporaneamente in bilico tra sensazioni di eleganza e di morte. Una storia lenta, alla moviola, giocata, appunto, sulle atmosfere, sugli attimi intensi e fuggevoli, sulla grazia dei particolari, sulla prosa curata. In LETARGIJA CUSTV, invece, ci troviamo di colpo immersi nelle atmosfere della russia bolscevica, anch'essa in bilico tra trionfo e caduta, tra proletarismo e deliri supereroistici di un Batman sovietico in cerca di una propria identità, di una propria dimensione. Ciò che accomuna i due racconti è proprio il letargo dei sentimenti, i sentimenti dei protagonisti. Protagonisti incapaci di agire o reagire di fronte alle svolte della prorpia vita. Protagonisti vittime della propria inerzia che cadono in letargo trascinando con sè i sentimenti, impossibilitati a combatterli o a viverli completamente, accontentandosi di subirli. Il disegno di Igort è stupendo e dona alle sue storie la scintilla di vita delle opere d'arte. Gli edifici, il mobilio, gli abiti hanno un design da arte moderna, con reminiscenze di avanguardie artistiche di metà novecento. Un disegno personalissimo che nella prima parte richiama spesso le antiche stampe giapponesi ed il loro particolare erotismo, mentre nella seconda ricostruisce architetture post rivoluzione d'ottobre. Un volume in cui arte e letteratura si fondono per creare dell'ottimo fumetto.
Particolari atmosfere aleggiano su i due racconti contenuti nel volume IL LETARGO DEI SENTIMENTI. Il primo, ISHIKI NO KASHI, è intriso di Giappone, di lottatori di sumo, di atmosfere che paiono uscire dai romanzi di Yukio Mishima per insinuarsi tra le tavole di Igort. Un Giappone grande e decadente allo stesso tempo, contemporaneamente in bilico tra sensazioni di eleganza e di morte. Una storia lenta, alla moviola, giocata, appunto, sulle atmosfere, sugli attimi intensi e fuggevoli, sulla grazia dei particolari, sulla prosa curata. In LETARGIJA CUSTV, invece, ci troviamo di colpo immersi nelle atmosfere della russia bolscevica, anch'essa in bilico tra trionfo e caduta, tra proletarismo e deliri supereroistici di un Batman sovietico in cerca di una propria identità, di una propria dimensione. Ciò che accomuna i due racconti è proprio il letargo dei sentimenti, i sentimenti dei protagonisti. Protagonisti incapaci di agire o reagire di fronte alle svolte della prorpia vita. Protagonisti vittime della propria inerzia che cadono in letargo trascinando con sè i sentimenti, impossibilitati a combatterli o a viverli completamente, accontentandosi di subirli. Il disegno di Igort è stupendo e dona alle sue storie la scintilla di vita delle opere d'arte. Gli edifici, il mobilio, gli abiti hanno un design da arte moderna, con reminiscenze di avanguardie artistiche di metà novecento. Un disegno personalissimo che nella prima parte richiama spesso le antiche stampe giapponesi ed il loro particolare erotismo, mentre nella seconda ricostruisce architetture post rivoluzione d'ottobre. Un volume in cui arte e letteratura si fondono per creare dell'ottimo fumetto.
giovedì 8 giugno 2017
LA VENEZIA DI TANIGUCHI
A fine agosto Lizard pubblicherà in edizione italiana il volume "Venezia" di Jiro Taniguchi. Originariamente era stato commissionato da Louis Vuitton per la sua collana di Travel Books. Via di mezzo tra illustration book e fumetto, contiene splendide immagini.
martedì 6 giugno 2017
MACCHINE DA UN MONDO ALTERNATIVO
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